<?xml version="1.0" encoding="UTF-8"?>
<rss version="2.0"
	xmlns:content="http://purl.org/rss/1.0/modules/content/"
	xmlns:wfw="http://wellformedweb.org/CommentAPI/"
	xmlns:dc="http://purl.org/dc/elements/1.1/"
	xmlns:atom="http://www.w3.org/2005/Atom"
	xmlns:sy="http://purl.org/rss/1.0/modules/syndication/"
	xmlns:slash="http://purl.org/rss/1.0/modules/slash/"
	xmlns:georss="http://www.georss.org/georss" xmlns:geo="http://www.w3.org/2003/01/geo/wgs84_pos#" xmlns:media="http://search.yahoo.com/mrss/"
	>

<channel>
	<title>Se penso criticamente ad alta voce passo un guaio... Per dirlo in pubblico ci vuole un coraggio da leone!</title>
	<atom:link href="http://sindacalmente.wordpress.com/feed/" rel="self" type="application/rss+xml" />
	<link>http://sindacalmente.wordpress.com</link>
	<description>Ogni iscritto CISL può essere leone</description>
	<lastBuildDate>Fri, 18 Dec 2009 09:44:56 +0000</lastBuildDate>
	<language>it</language>
	<sy:updatePeriod>hourly</sy:updatePeriod>
	<sy:updateFrequency>1</sy:updateFrequency>
	<generator>http://wordpress.com/</generator>
<cloud domain='sindacalmente.wordpress.com' port='80' path='/?rsscloud=notify' registerProcedure='' protocol='http-post' />
<image>
		<url>http://s2.wp.com/i/buttonw-com.png</url>
		<title>Se penso criticamente ad alta voce passo un guaio... Per dirlo in pubblico ci vuole un coraggio da leone!</title>
		<link>http://sindacalmente.wordpress.com</link>
	</image>
	<atom:link rel="search" type="application/opensearchdescription+xml" href="http://sindacalmente.wordpress.com/osd.xml" title="Se penso criticamente ad alta voce passo un guaio... Per dirlo in pubblico ci vuole un coraggio da leone!" />
	<atom:link rel='hub' href='http://sindacalmente.wordpress.com/?pushpress=hub'/>
		<item>
		<title>Formazione unitaria per Rls. A.Celestino (sindacato-bilateralità 1-12-09)</title>
		<link>http://sindacalmente.wordpress.com/2009/12/02/formazione-unitaria-per-rls-a-celestino-sindacato-bilateralita-1-12-09/</link>
		<comments>http://sindacalmente.wordpress.com/2009/12/02/formazione-unitaria-per-rls-a-celestino-sindacato-bilateralita-1-12-09/#comments</comments>
		<pubDate>Wed, 02 Dec 2009 07:35:11 +0000</pubDate>
		<dc:creator>sindacalmente</dc:creator>
				<category><![CDATA[Sindacato e enti bilaterali]]></category>

		<guid isPermaLink="false">http://sindacalmente.wordpress.com/?p=957</guid>
		<description><![CDATA[E&#8217; un positivo esempio di esperienza unitaria  in Piemonte. E’ necessario reagire alle divisioni laceranti nel sindacato sia a livello confederale  che di categoria in un momento in cui sarebbe opportuno il massimo di unità sindacale per contrastare un governo incapace &#8230; <a href="http://sindacalmente.wordpress.com/2009/12/02/formazione-unitaria-per-rls-a-celestino-sindacato-bilateralita-1-12-09/">Leggi l'articolo completo <span class="meta-nav">&#8594;</span></a><img alt="" border="0" src="http://stats.wordpress.com/b.gif?host=sindacalmente.wordpress.com&amp;blog=7166380&amp;post=957&amp;subd=sindacalmente&amp;ref=&amp;feed=1" width="1" height="1" />]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p style="text-align:justify;">E&#8217; un positivo esempio di esperienza unitaria  in Piemonte. E’ necessario reagire alle divisioni laceranti nel sindacato sia a livello confederale  che di categoria in un momento in cui sarebbe opportuno il massimo di unità sindacale per contrastare un governo incapace di gestire una crisi che  fa pagare il prezzo più salato ai  disoccupati, ai precari, ed ai lavoratori e pensionati.</p>
<p style="text-align:justify;">Tuttavia  in un tale quadro a tinte fosche ha senso dare informazione su esperienze che fanno intravedere spiragli di unità sindacale.</p>
<p style="text-align:justify;">Mi riferisco alla formazione sulla sicurezza nei luoghi di lavoro che  è in fase di attuazione in relazione al progetto di formazione complementare rivolto a 600 Rappresentanti dei Lavoratori per la Sicurezza  del Piemonte. I corsi di formazione, della durata di 16 ore,  sono 30 , di cui 10 per  ciascuna organizzazione. Il programma dei corsi  tocca i seguenti argomenti: aggiornamento sui contenuti della normativa relativa al D.Lgs. 81/08, le relazioni fra i soggetti aziendali, il ruolo del R.L.S, le modalità per conoscere l’azienda,  l’organizzazione del lavoro,  i rischi specifici, come preparare la  riunione periodica. I destinatari dei corsi sono RLS di aziende piemontesi medio grandi dei settori privati  dell’industria , dei settori dei servizi e dei settori del pubblico impiego.</p>
<p style="text-align:justify;">Il progetto sottoscritto unitariamente da CGIL CISL UIL a luglio 2009  è cofinanziato dall’INAIL nell’ambito della politica di  prevenzione della salute e sicurezza sul lavoro prevista nel D.Lgs 81/08. E’ importante sottolineare il fatto che nel biennio 2007-2008 tale progetto formativo è stato progettato e realizzato solo da una organizzazione, la  CISL Piemonte, con 15 corsi per 300 RLS, e successivamente, su richiesta di CGIL e UIL, è stato presentato unitariamente un analogo progetto.</p>
<p style="text-align:justify;"> </p>
<br />Pubblicato in: Sindacato e enti bilaterali  <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/gocomments/sindacalmente.wordpress.com/957/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/comments/sindacalmente.wordpress.com/957/" /></a> <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/godelicious/sindacalmente.wordpress.com/957/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/delicious/sindacalmente.wordpress.com/957/" /></a> <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/gofacebook/sindacalmente.wordpress.com/957/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/facebook/sindacalmente.wordpress.com/957/" /></a> <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/gotwitter/sindacalmente.wordpress.com/957/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/twitter/sindacalmente.wordpress.com/957/" /></a> <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/gostumble/sindacalmente.wordpress.com/957/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/stumble/sindacalmente.wordpress.com/957/" /></a> <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/godigg/sindacalmente.wordpress.com/957/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/digg/sindacalmente.wordpress.com/957/" /></a> <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/goreddit/sindacalmente.wordpress.com/957/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/reddit/sindacalmente.wordpress.com/957/" /></a> <img alt="" border="0" src="http://stats.wordpress.com/b.gif?host=sindacalmente.wordpress.com&amp;blog=7166380&amp;post=957&amp;subd=sindacalmente&amp;ref=&amp;feed=1" width="1" height="1" />]]></content:encoded>
			<wfw:commentRss>http://sindacalmente.wordpress.com/2009/12/02/formazione-unitaria-per-rls-a-celestino-sindacato-bilateralita-1-12-09/feed/</wfw:commentRss>
		<slash:comments>0</slash:comments>
	
		<media:content url="" medium="image">
			<media:title type="html">toni ferigo</media:title>
		</media:content>
	</item>
		<item>
		<title>Che ripresa senza i cervelli? A.Tridente (società 1-12-09)</title>
		<link>http://sindacalmente.wordpress.com/2009/12/02/che-ripresa-senza-i-cervelli-a-tridente-societa-1-12-09/</link>
		<comments>http://sindacalmente.wordpress.com/2009/12/02/che-ripresa-senza-i-cervelli-a-tridente-societa-1-12-09/#comments</comments>
		<pubDate>Wed, 02 Dec 2009 07:15:35 +0000</pubDate>
		<dc:creator>sindacalmente</dc:creator>
				<category><![CDATA[Società, cultura, laicità]]></category>

		<guid isPermaLink="false">http://sindacalmente.wordpress.com/?p=954</guid>
		<description><![CDATA[In quale ripresa si può sperare quando si perdono 20 mila posti di lavoro dall’inizio del 2009?  Quando l’innovazione e la ricerca sono abbandonati da un governo assente mentre  si riducono i centri di ricerca delle multinazionali come Nokia, Siemens, &#8230; <a href="http://sindacalmente.wordpress.com/2009/12/02/che-ripresa-senza-i-cervelli-a-tridente-societa-1-12-09/">Leggi l'articolo completo <span class="meta-nav">&#8594;</span></a><img alt="" border="0" src="http://stats.wordpress.com/b.gif?host=sindacalmente.wordpress.com&amp;blog=7166380&amp;post=954&amp;subd=sindacalmente&amp;ref=&amp;feed=1" width="1" height="1" />]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p style="text-align:justify;">In quale ripresa si può sperare quando si perdono 20 mila posti di lavoro dall’inizio del 2009?  Quando l’innovazione e la ricerca sono abbandonati da un governo assente mentre  si riducono i centri di ricerca delle multinazionali come Nokia, Siemens, Alcatel, Ericsson Marconi, e Motorola a Torino, dopo la chiusura dei centri di produzione in tutta la penisola ?</p>
<p style="text-align:justify;">L’eco drammatico della situazione è confermato  dalle parole del responsabile del settore per la Confindustria Bracco ( ”…così perdiamo ogni speranza di ripresa…”), indicando nell’università e nell’innovazione i veri ammortizzatori sociali”.</p>
<p style="text-align:justify;">Potrà  apparire sbrigativo, ma è certo che la condizione del nostro paese, fra gli ultimi negli investimenti nel settore ricerca e sviluppo, non offre garanzie sulla  ripresa economica e produttiva, oltre a non aver immediati effetti sull’occupazione. Al contrario, ci dice che la perdita di posti di lavoro riguarda tutti, specialmente i giovani, e rappresenta con la fuga dei cervelli un aggravamento generale del sistema Italia.</p>
<p style="text-align:justify;">Le trasformazioni in atto nell’industria manifatturiera e le delocalizzazioni, indotte da crisi e differenziali di costi, obbligherebbero ad effettuare investimenti crescenti in ricerca, in prodotti innovativi, in alta tecnologia. Sono iniziative urgenti e necessarie per essere in grado di reggere e affrontare  una situazione in rapido declino economico e sociale che già si riflette pesantemente(come dice l’Ocse, l’Organizzazione per la Cooperazione e lo Sviluppo Economico) sui salari dei lavoratori.</p>
<p style="text-align:justify;">La loro partecipazione alla redistribuzione della ricchezza prodotta, in relazione ad  altri redditi non di lavoro, è indecentemente e  clamorosamente diminuita negli ultimi decenni.</p>
<p style="text-align:justify;">Seppure interessante ed utile, non sarà sufficiente la ricetta proposta dal rettore Profumo del Politecnico di Torino (utilizzazione “<em>della cassa integrazione per tornare a studiare</em>”…) a risollevare le sorti dell’economia piemontese; neppure lo saranno le “grandi opere”quali il megatunnel in Val di Susa  ed il turismo (con l’enogastronomia) la cui domanda &#8211; da sempre in attivo -  è ora sensibilmente in calo.</p>
<p style="text-align:justify;">Il declino che colpisce il nostro paese e la nostra regione &#8211; come indicano gli impressionanti dati circa il calo della produzione industriale in tutti i settori, primo fra tutti quello metalmeccanico &#8211; richiedono strategie complessive, intersettoriali e molta, molta innovazione ed investimenti in totale controtendenza rispetto alla situazione in atto.</p>
<br />Pubblicato in: Società, cultura, laicità  <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/gocomments/sindacalmente.wordpress.com/954/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/comments/sindacalmente.wordpress.com/954/" /></a> <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/godelicious/sindacalmente.wordpress.com/954/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/delicious/sindacalmente.wordpress.com/954/" /></a> <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/gofacebook/sindacalmente.wordpress.com/954/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/facebook/sindacalmente.wordpress.com/954/" /></a> <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/gotwitter/sindacalmente.wordpress.com/954/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/twitter/sindacalmente.wordpress.com/954/" /></a> <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/gostumble/sindacalmente.wordpress.com/954/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/stumble/sindacalmente.wordpress.com/954/" /></a> <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/godigg/sindacalmente.wordpress.com/954/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/digg/sindacalmente.wordpress.com/954/" /></a> <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/goreddit/sindacalmente.wordpress.com/954/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/reddit/sindacalmente.wordpress.com/954/" /></a> <img alt="" border="0" src="http://stats.wordpress.com/b.gif?host=sindacalmente.wordpress.com&amp;blog=7166380&amp;post=954&amp;subd=sindacalmente&amp;ref=&amp;feed=1" width="1" height="1" />]]></content:encoded>
			<wfw:commentRss>http://sindacalmente.wordpress.com/2009/12/02/che-ripresa-senza-i-cervelli-a-tridente-societa-1-12-09/feed/</wfw:commentRss>
		<slash:comments>0</slash:comments>
	
		<media:content url="" medium="image">
			<media:title type="html">toni ferigo</media:title>
		</media:content>
	</item>
		<item>
		<title>Israele-Palestina:verso un conflitto religioso ?</title>
		<link>http://sindacalmente.wordpress.com/2009/12/01/israele-palestinaverso-un-conflitto-religioso/</link>
		<comments>http://sindacalmente.wordpress.com/2009/12/01/israele-palestinaverso-un-conflitto-religioso/#comments</comments>
		<pubDate>Tue, 01 Dec 2009 15:07:09 +0000</pubDate>
		<dc:creator>sindacalmente</dc:creator>
				<category><![CDATA[Internazionale]]></category>

		<guid isPermaLink="false">http://sindacalmente.wordpress.com/?p=948</guid>
		<description><![CDATA[Purtroppo bisogna dare ragione a Charles Enderlin autore del recente saggio “ il grande accecamento . Israele e l’irresistibile ascesa dell ’Islam radicale “ ( ed. Albin Michel ). In Medio Oriente ci si avvia a grandi passi verso un &#8230; <a href="http://sindacalmente.wordpress.com/2009/12/01/israele-palestinaverso-un-conflitto-religioso/">Leggi l'articolo completo <span class="meta-nav">&#8594;</span></a><img alt="" border="0" src="http://stats.wordpress.com/b.gif?host=sindacalmente.wordpress.com&amp;blog=7166380&amp;post=948&amp;subd=sindacalmente&amp;ref=&amp;feed=1" width="1" height="1" />]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Purtroppo bisogna dare ragione a Charles Enderlin autore del recente saggio “ il grande accecamento . Israele e l’irresistibile ascesa dell ’Islam radicale “ ( ed. Albin Michel ). In Medio Oriente ci si avvia a grandi passi verso un conflitto religioso. La tesi è semplice. B. Netanyahu è convinto di avere il vento in poppa. Tutto torna secondo i suoi piani. Dopo l’annuncio fatto in toni drammatici del congelamento degli insediamenti in Cisgiordania ci si aspettava una reazione da parte dei coloni. Non è successo niente. Solo una dichiarazione del Ministro della cultura su quanto terribile sia l’amministrazione Obama. Tutto qui. Il Ministro per le colonie A. Liberman è stato zitto ed ha approvato nel cabinetto ministeriale. Lo stesso ha fatto l’ultra destro Begin figlio dell’ex primo ministro. Quest’ultimo ha anche spiegato il suo comportamento alla TV. “ E’ solo un gesto per compiacere Obama. Non c’è niente di concreto. La costruzione di edifici pubblici continuerà così come degli alloggi gia previsti ( circa 3000 ) . Non ci sarà alcuna limitazione ad attività edilizia israeliana nella fascia Est: “ L’amministrazione Obama , è il commento di Ury Avernery, pacifista storico in Israele sul sito di Gush shalom, ha dovuto fare marcia indietro sulla richiesta di un congelamento dell’installazione di colonie in Cisgiordania e a Gerusalemme Est. Washington non può esercitare pressioni su Israele tali da obbligarla a scelte impopolari nei confronti della destra interna. Sanzioni economiche ? Una riduzione dell’aiuto militare ? Il Congresso americano non lo ammetterà ! Nuove colonie spuntano come funghi e i partiti di destra del Governo Netanyau , sia religiosi che di estrema destra sono più uniti che mai. Solo un ombra in questo affresco vincente: Mahmud Abbas non vuol più dare alibi alla comunità internazionale e a Israele sotto il pretesto di un processo di pace sempre rincominciato e mai terminato. Deluso per il voltafaccia americano non si presenterà alle prossime elezioni palestinesi e minaccia le dimissioni . Un bluff, come commentano alcuni giornali in Israele ? Sta di fatto che alcuni dei suoi stretti collaboratori parlano di scioglimento puro e semplice dell’Autorità autonoma palestinese. Conseguenza: la disfatta dell’OLP e la vittoria degli islamisti. Un decennio di politica miope se non cieca di indebolimento del movimento nazionale palestinese ha il suo naturale esito. Il conflitto diviene religioso tra gli estremisti radicali dei due campi. Gli uni nel nome di un diritto biblico rifiutano l’idea di una Palestina indipendente e ritengono più che legittima l’occupazione di territori “dati da Dio”. Gli altri ritengono che in terra d’Islam non vi debba essere posto per uno Stato giudaico. Uno scenario catastrofico e non impossibile. Solo se la comunità internazionale , USA in testa, prende le sue responsabilità è possibile evitarlo. Responsabilità significa resistere alle differenti lobbies pro-israeliane e pro-arabe e obbligare le parti in conflitto a riunirsi per il tempo necessario per un accordo. Charles Ederlin si chiede “perché non una Dayton per il medio oriente ? “</p>
<p>Toni Ferigo</p>
<br />Pubblicato in: Internazionale  <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/gocomments/sindacalmente.wordpress.com/948/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/comments/sindacalmente.wordpress.com/948/" /></a> <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/godelicious/sindacalmente.wordpress.com/948/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/delicious/sindacalmente.wordpress.com/948/" /></a> <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/gofacebook/sindacalmente.wordpress.com/948/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/facebook/sindacalmente.wordpress.com/948/" /></a> <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/gotwitter/sindacalmente.wordpress.com/948/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/twitter/sindacalmente.wordpress.com/948/" /></a> <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/gostumble/sindacalmente.wordpress.com/948/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/stumble/sindacalmente.wordpress.com/948/" /></a> <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/godigg/sindacalmente.wordpress.com/948/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/digg/sindacalmente.wordpress.com/948/" /></a> <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/goreddit/sindacalmente.wordpress.com/948/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/reddit/sindacalmente.wordpress.com/948/" /></a> <img alt="" border="0" src="http://stats.wordpress.com/b.gif?host=sindacalmente.wordpress.com&amp;blog=7166380&amp;post=948&amp;subd=sindacalmente&amp;ref=&amp;feed=1" width="1" height="1" />]]></content:encoded>
			<wfw:commentRss>http://sindacalmente.wordpress.com/2009/12/01/israele-palestinaverso-un-conflitto-religioso/feed/</wfw:commentRss>
		<slash:comments>0</slash:comments>
	
		<media:content url="" medium="image">
			<media:title type="html">toni ferigo</media:title>
		</media:content>
	</item>
		<item>
		<title>Due articoli sulla disoccupazione giovanile 23-11-09</title>
		<link>http://sindacalmente.wordpress.com/2009/11/24/due-articoli-sulla-disoccupazione-giovanile-23-11-09/</link>
		<comments>http://sindacalmente.wordpress.com/2009/11/24/due-articoli-sulla-disoccupazione-giovanile-23-11-09/#comments</comments>
		<pubDate>Tue, 24 Nov 2009 00:51:50 +0000</pubDate>
		<dc:creator>sindacalmente</dc:creator>
				<category><![CDATA[Segnalazioni]]></category>

		<guid isPermaLink="false">http://sindacalmente.wordpress.com/?p=945</guid>
		<description><![CDATA[Intervista di Alessandra Carini a Guidalberto Guidi  su Affari e Finanza del 23-11-09 «Se fossi ministro dell’università imporrei che lauree come ingegneria e economia fossero concesse solo a chi ha passato sei mesi a lavorare all’estero. I giovani devono capire &#8230; <a href="http://sindacalmente.wordpress.com/2009/11/24/due-articoli-sulla-disoccupazione-giovanile-23-11-09/">Leggi l'articolo completo <span class="meta-nav">&#8594;</span></a><img alt="" border="0" src="http://stats.wordpress.com/b.gif?host=sindacalmente.wordpress.com&amp;blog=7166380&amp;post=945&amp;subd=sindacalmente&amp;ref=&amp;feed=1" width="1" height="1" />]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><strong>Intervista di Alessandra Carini a Guidalberto Guidi  su <em>Affari e Finanza</em> del 23-11-09</strong></p>
<p style="text-align:justify;">«Se fossi ministro dell’università imporrei che lauree come ingegneria e economia fossero concesse solo a chi ha passato sei mesi a lavorare all’estero. I giovani devono capire che solo sapendo vivere fuori troveranno un posto e che l’Italia sarà la casa dove tornare ogni tanto». Guidalberto Guidi, amministratore delegato della Ducati energia, ha da tempo un occhio attento alle vicende dell’industria è stato vicepresidente di Confindustria e oggi ha un osservatorio privilegiato dato che guida l’Anie, l’associazione delle imprese elettromeccaniche. Qualche tempo fa è entrato nel Comitato Scientifico della Fondazione Politecnico di Milano. Sul futuro del lavoro in Italia non ha molti dubbi: «Qui è destinato a sparire il 50% del settore manifatturiero e se non ci si prepara a considerare la Cina, l’India, il Brasile, come luoghi di lavoro e l’inglese come la propria lingua non si avrà un grande futuro».<br />
Colpa della crisi?<br />
«Non solo. La crisi accelera un tendenza già in atto da qualche anno e ci costringe a fare i conti prima con la realtà».<br />
La ripresa non cambia le cose ridando qualche ottimismo?<br />
«Non si tratta di pessimismo od ottimismo. Basta guardare i dati e le realtà locali. Ieri ero vicino Bologna in un paese con 12.000 abitanti: c’erano 1200 cassaintegrati. Le cronache sono piene di fabbriche che stanno chiudendo. Parlo dell’Italia da Roma in su. Figuriamoci per quella del Sud».<br />
Ma i suoi dati che cosa dicono?<br />
«Che in meno di un anno l’industria meccanica ha avuto cali del 30% del fatturato per i più fortunati, e fino al 70 gli altri. E stiamo parlando di aziende che sono la punta del sistema industriale quanto a spese di ricerca. Dopo c’è stato qualche segno di ripresa, o meglio la fine della caduta. Ma se va bene ci stabilizzeremo intorno ad una perdita del 30%».<br />
La situazione è destinata a peggiorare?<br />
«Sì, perché cali di questo genere non possono essere sopportati da molte aziende, soprattutto se poco patrimonializzate. C’è un universo di piccole e medie imprese, che non hanno la possibilità di sopravvivere con questa domanda e purtroppo sono destinate a morire».<br />
I piccoli accusano le banche…<br />
«Non credo che siano la causa. Ce la pigliamo con il credito: ma c’è una miriade di imprese che non ha portafoglio, non ha ordini da portare in banca: e la crisi si avvita passando da loro ai fornitori che non vengono pagati».<br />
Metà dell’industria manifatturiera destinata a sparire. Non le pare pessimismo?<br />
«Vorrei sbagliarmi ma secondo me è così. Abbiamo costi di produzione fuori mercato. E non è solo questione di offerta: nel complesso dell’industria produciamo troppo rispetto a quello che il mondo può assorbire, e con un dollaro che oscilla intorno 1,50 sull’euro scompare un’intera area come possibile mercato».<br />
Ma c’è la crescita di mercati come Sudamerica, India e Cina…<br />
«Ah sì, quella c’è. Ma ormai hanno imparato la lezione dell’industrializzazione e producono quel che serve in casa. Guardi il mondo delle moto: sono state un settore di punta in Italia, i giapponesi a suo tempo hanno comprato nostri componenti e hanno imparato da noi a fare moto. Eppure il settore della componentistica italiana sta evaporando, per usare un eufemismo. Pur in presenza di un mercato cinese che vale 27 milioni di pezzi, cioè dieci volte quanto quello russo e americano».<br />
Ma non c’è un primato, almeno per la meccanica? Qualcuno riprenderà ad investire quando la crisi si attenuerà?<br />
«Certo ci saranno alcune aziende che manterranno le loro nicchie e i loro primati tecnologici. Ma tutto questo vale per pochi. Per la massa dei produttori no. Anche in questi settori i paesi che si sono industrializzati hanno imparato: noi della Ducati per lo stabilimento indiano abbiamo comprato macchine prodotte laggiù con un costo pari al 10% di quello che avremmo pagato qui. E poi anche gli altri paesi sono andati avanti: abbiamo trasferito alcune attività dalla Croazia e l’operazione è stata fatta dagli operai croati che per giunta sanno l’inglese quando io a volte faccio fatica con i miei ingegneri».<br />
Costi troppo alti, aziende che portano altrove le produzioni: questo processo va avanti almeno da dieci anni e molte industrie sono sopravvissute e anche cresciute. Non sarà così anche questa volta?<br />
«Non credo, e non lo dico adesso sulla scorta dei dati della crisi economica. E da almeno tre anni che sostengo che c’è una mutazione genetica e un cambiamento strutturale per il nostro sistema manifatturiero. Non conta più dove si produce: per la meccanica la certificazione di qualità si fa anche in India. Certo, tutti noi in questi anni abbiamo potuto trarre profitto e anche qualche illusione dalla una crescita importante dall’ industrializzazione di paesi come Cina e Brasile…Ma hanno imparato in fretta e le cose se le fanno da loro».<br />
Alcuni dicono che la delocalizzazione si è fermata. E’ così?<br />
«Alcuni lo dicono. Ma non ho visto in questi anni industrie che siano tornate indietro e penso che sia ora di affrontare con realismo e, se necessario, anche con cinismo questi problemi».<br />
Come quando di fronte ad un pubblico di professori e studenti ha detto chiaro e tondo che se si vuole trovare lavoro è meglio far la valigia e andare all’estero?<br />
«Sì, e lo penso. Volevo rispondere a chi sostiene che questo non è un Paese per giovani. Oggi non è questo il problema. Purtroppo nel sistema italiano, e per molti motivi, scende la possibilità di occupare giovani. E questi devono mettere in conto un cambio di mentalità se vogliono trovare un’occupazione».<br />
Il manifatturiero non è tutto, e in fondo è un po’ scontato che il peso dell’industria scenda: ci sono il terziario, l’edilizia…<br />
«Certo: c’è il turismo e così via. Ma non vedo l’Italia sulla via per diventare un centro di servizi finanziari, tipo Londra. Né un futuro nel settore immobiliare. Il terziario italiano è sempre stato un complemento del sistema industriale e la riduzione si ripercuoterà anche su questo: a meno di non immaginare un valanga di avvocati e commercialisti occuparsi di liti di condominio».<br />
Quindi valigia in mano?<br />
«Sì, è soprattutto nella testa. Il futuro è in quei Paesi che stanno crescendo, in Cina, in India, in Brasile e in quelle industrie italiane che, multilocalizzate, sapranno rispondere alla sfida del mercato alzando l’asticella tecnologica dei prodotti. Quindi chi vuole trovare lavoro deve cambiare mentalità, capire che l’Italia sarà un posto magari dove tornare ogni sei mesi, essere abituato a parlare l’inglese, e possibilmente anche un’altra lingua, come la propria, e pensare da ora in avanti che lauree come quelle in scienza della comunicazione sono anni impiegati in un arricchimento personale più che nella formazione».</p>
<p><strong>La generazione &#8220;lavoro zero&#8221; di Roberto Mania  </strong></p>
<p style="text-align:justify;">Disoccupati, disoccupati, disoccupati. La Grande Crisi ci sta scaricando una valanga di senza lavoro, più giovani che vecchi. Molti di più di quel milione che lasciò sul terreno la recessione del 1993. Il mercato finanziario globale si sta ricomponendo, qua e là ci sono segnali di ripresa della produzione e pallidi risvegli dei consumi, rimbalzi davvero tecnici, con tutti i governi che, infatti, non possono ancora mollare le politiche di stimolo all’economia. Ed è così che questa si sta trasformando nella crisi del lavoro, non solo negli Stati Uniti con i suoi 15 milioni di disoccupati. Anche in Italia, dove dal terzo trimestre del 2008 ad oggi sono andati in fumo più di 560 mila posti di lavoro soprattutto tra gli &#8220;under 40&#8243;, dove nei primi nove mesi dell’anno è stato presentato oltre un milione e mezzo di domande per accedere all’indennità di disoccupazione e circa 60 mila per quella di mobilità, dove il ricorso alla cassa integrazione è esploso con aumenti nell’ordine del 3400 per cento e più, a seconda del settore produttivo, e dove, infine, il tasso di disoccupazione complessivo è salito al 7,4 per cento, e quello giovanile dal 18 al 25 per cento.<br />
Non è solo il classico effetto ritardato del recupero dell’occupazione rispetto a quello della produzione, studiato e previsto dagli economisti. Questa volta c’è di più, perché stiamo vivendo la prima recessione nel mercato del lavoro dualistico: da una parte i lavoratori standard, tendenzialmente protetti da un sistema di ammortizzatori sociali ideati in pieno Novecento, ritagliati sul lavoratore maschio della grande impresa del nord industriale; dall’altra gli atipici, giovani, flessibili, precari, praticamente senza tutele, figli dell’apartheid contrattuale, quelli, insomma, della generazione paraoccupata o &#8220;zero lavoro&#8221;, poco rappresentata e assai poco visibile. La crisi sta colpendo gli uni e gli altri, imbriglia i primi nell’illusione della cassa integrazione presa a dosi massicce, collocandoli ancora tutti tra le file degli occupati per quanto a orario ridotto se non azzerato; abbandona i secondi, tagliando forse definitivamente la prospettiva dell’ingresso nella cittadella, un tempo, degli insiders. È una silenziosa mutazione quella che sta avvenendo nel mercato del lavoro. I &#8220;vecchi&#8221; occupano le fabbriche con le ciminiere spente, i giovani si ripiegano, licenziati a riflettori spenti.<br />
Era dal 1995 che la quota di lavoratori dipendenti non diminuiva più nelle indagini trimestrali dell’Istat. Dopo quasi quindici anni proprio quelli coincidenti con l’impetuosa cavalcata del lavoro flessibile, spinto dal pacchetto Treu e poi ancor più dalla legge Biagi è riaccaduto nel secondo trimestre del 2009: 0,3 per cento su base annua, pari a 168 mila posti di lavoro cancellati. È successo spiega il Cnel nel suo &#8220;Notiziario sul Mercato del lavoro&#8221; perché la moderata crescita dell’occupazione permanente (+ 0,9 per cento) non è riuscita a compensare il tracollo dei contratti a tempo determinato: 8,3 per cento pari a una perdita di 191 mila posti. E qui c’è un aspetto tipicamente italiano della crisi del lavoro: com’ era facile prevedere le aziende hanno cominciato a tagliare i livelli occupazionali non rinnovando i contratti a tempo una volta scaduti. I segnali si erano già visti alla fine del 2008, ai primi effetti dello tsunami finanziario globale sull’economia reale. Ora quei segnali si stanno consolidando.<br />
E sono stati i giovani i primi ad essere espulsi dal mercato, dal momento che oltre il 75 per cento dei contratti a tempo determinato riguarda la fascia di età compresa tra i 15 e i 34 anni. Per questa via sta progressivamente calando la quota di lavoro a tempo determinato sul totale dei dipendenti (un punto in meno in percentuale nel primo semestre del 2009 rispetto allo stesso periodo del 2008) e anche dato assai più preoccupante la percentuale di giovani (sempre tra i 15 e i 34 anni) sul mercato del lavoro attivo. Lo certifica l’Istat nel suo ultimo &#8220;Annuario statistico 2009&#8243;, presentato venerdì scorso: nella classe più giovane, quella cioè tra i 15 e i 34 anni, l’occupazione registra nella media del 2008 una riduzione dell’1,8 per cento (pari a 127 mila posti cancellati). I giovani da noi sono paraoccupati o senza lavoro. Il tasso di occupazione (indice molto più significativo del tasso di disoccupazione) tra la popolazione giovane rimane lontano dalla media europea: abbiamo il 58,7 per cento contro un tasso medio Ue del 65,9 per cento, e non si può dire che abbiamo i migliori processi formativi. Fa impressione constatare che questo divario si sia allargato proprio nell’ultimo ventennio, quello che coincide anche con la nostra flessibilizzazione del mercato del lavoro, che avrebbe dovuto dare spinta e nuove opportunità all’occupazione. Perché fino alla fine degli anni Ottanta, come dimostra nel suo recente pamphlet il demografo Masimo Livi Bacci, &#8220;Avanti giovani, alla riscossa&#8221; (Il Mulino), la partecipazione al lavoro dei maschi e le femmine italiane di età compresa tra i 20 e i 24 anni era simile a quella dei loro coetanei francesi, tedeschi e spagnoli. Ora è più bassa di 1020 punti. Un’enormità, «una perdita netta per la società», come ha scritto lo stesso Livi Bacci. Un fenomeno che incide direttamente pure sui nostri bassi tassi di natalità.<br />
La crisi ha tagliato quasi il 10 per cento dei contratti a tempo determinato, oltre il 12 per cento dei contratti di collaborazione (co. co. pro), centinaia di migliaia di false &#8220;partite Iva&#8221; o presunto lavoro autonomo. Ha tagliato il lavoro (precario) dei più giovani. Gli economisti Tito Boeri e Vincenzo Galasso (&#8220;Contro i giovani&#8221;, Mondadori), d’altra parte, hanno calcolato che chi ha tra i 16 e i 24 anni ha oggi un rischio di disoccupazione quattro volte più alto di chi ha superato i 30 anni. Oltre a guadagnare decisamente di meno rispetto ai lavoratori maturi.<br />
Così sono proprio i giovani ad aver ingrossato le file dei disoccupati, cioè di coloro che senza un impiego lo stanno concretamente cercando. Nel primo semestre del 2009 ultimi dati dell’Istat, perché i prossimi arriveranno tra poco meno di un mese i disoccupati italiani sfiorano i due milioni di unità (1 milione 912 mila). Con un aumento di 179 mila persone, pari ad un incremento del 10,3 per cento rispetto al medesimo periodo del 2008. E dall’analisi effettuata dal Cnel emerge che ben 100 mila, cioè più della metà, dei nuovi disoccupati sono persone con un’età inferiore ai 35 anni. Quindi: prima giovani precari, poi giovani disoccupati. Mai lavoratori a tempo pieno e indeterminato. Un tragitto segnato.<br />
Nel complesso sono cresciuti di più gli uomini disoccupati (147 mila, + 17,7 per cento) rispetto alle donne (32 mila, + 3,6 per cento). Ma è di rilievo osservare che i disoccupati sono aumentati in tutte le aree tranne che nel Mezzogiorno dove ormai prevale l’effetto scoraggiamento: non si cerca più il lavoro perché si è delusi dagli scarsi risultati ottenuti. Ci si butta, molto probabilmente, nel nero. È riemerso in questi mesi il fenomeno dell’inattività che, per così dire, &#8220;inquina&#8221; il dato relativo a un incremento moderato del nostro tasso di disoccupazione (dal 6,8 al 7,4 per cento). Certo si può dire (come fa più di un ministro) che questo tasso è assai più basso di quello spagnolo, per esempio, che si avvicina al 20 per cento, però bisognerebbe anche dire che nei primi sei mesi di quest’anno sono 492 mila le persone (+ 1,9 per cento rispetto all’anno prima) che si sono scoraggiate, hanno deciso di non cercare più lavoro, si sono rese invisibili, scomparendo dai radar delle rilevazioni statistiche. Più donne che uomini, in questo caso.<br />
Visti più da vicino i dati dell’Istat raccontano del mutamento in atto nel mercato del lavoro, del suo paradossale invecchiamento proprio in una fase di crisi. Che, questa volta, non risparmia quasi nessun settore. Perché dopo un decennio di crescita continua anche il terziario, trasformatosi in una sorta di areatampone dell’emorragia di posti persi nell’industria, ha cominciato a ridurre l’occupazione nei servizi alle imprese, nelle comunicazioni, nel commercio: 0,8 per cento nel complesso rispetto alla prima metà del 2008. Eppure, quasi disegnando un percorso lineare in un paese per vecchi, c’è un comparto che batte la crisi: è quello dei servizi alla persona. Qui si segna un incremento significativo, +7,8 per cento. Sono i nonni che hanno bisogno delle badanti straniere. E così i lavoratori non italiani sono quelli che aumentano (+184 mila nel secondo trimestre 2009) e che compensano (in parte) la perdita di quel mezzo milione di lavoro indigeno. I giovani, italiani, restano a guardare il nuovo welfare informale.<br />
Ma l’altra faccia del lavoro, o del non lavoro, è la pensione. Si lavora e si versano i contributi per la propria pensione. Il presente e il futuro in un patto che dovrebbe legare le generazioni tra loro. Anche quel patto, però, sta orami scricchiolando per colpa proprio del lavoro che non c’è. Perché tra lavori mal retribuiti e discontinui (quelli dei giovani, per capirsi) l’assegno pensionistico futuro rischia paurosamente di non andare oltre la soglia della sopravvivenza, con conseguenze sia sul piano sociale sia su quello economico. Perché per effetto dei nuovi coefficienti di trasformazione (un numero che in base alle aspettative di vita finisce per determinare l’ammontare della pensione) e dei vuoti contributivi dovuti ai periodi di disoccupazione, il tasso di sostituzione (il rapporto tra l’ultima retribuzione e la pensione) rimarrà tra il 50 e il 77 per cento. Ed è così che si costruisce un po’ alla volta il prossimo paese dei vecchipoveri.</p>
<p style="text-align:justify;"> </p>
<br />Pubblicato in: Segnalazioni  <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/gocomments/sindacalmente.wordpress.com/945/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/comments/sindacalmente.wordpress.com/945/" /></a> <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/godelicious/sindacalmente.wordpress.com/945/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/delicious/sindacalmente.wordpress.com/945/" /></a> <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/gofacebook/sindacalmente.wordpress.com/945/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/facebook/sindacalmente.wordpress.com/945/" /></a> <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/gotwitter/sindacalmente.wordpress.com/945/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/twitter/sindacalmente.wordpress.com/945/" /></a> <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/gostumble/sindacalmente.wordpress.com/945/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/stumble/sindacalmente.wordpress.com/945/" /></a> <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/godigg/sindacalmente.wordpress.com/945/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/digg/sindacalmente.wordpress.com/945/" /></a> <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/goreddit/sindacalmente.wordpress.com/945/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/reddit/sindacalmente.wordpress.com/945/" /></a> <img alt="" border="0" src="http://stats.wordpress.com/b.gif?host=sindacalmente.wordpress.com&amp;blog=7166380&amp;post=945&amp;subd=sindacalmente&amp;ref=&amp;feed=1" width="1" height="1" />]]></content:encoded>
			<wfw:commentRss>http://sindacalmente.wordpress.com/2009/11/24/due-articoli-sulla-disoccupazione-giovanile-23-11-09/feed/</wfw:commentRss>
		<slash:comments>0</slash:comments>
	
		<media:content url="" medium="image">
			<media:title type="html">toni ferigo</media:title>
		</media:content>
	</item>
		<item>
		<title>“Preparatevi le valigie e&#8230;&#8221; A.Tridente (società 23-11-09)</title>
		<link>http://sindacalmente.wordpress.com/2009/11/24/%e2%80%9cpreparatevi-le-valigie-e-a-tridente-societa-23-11-09/</link>
		<comments>http://sindacalmente.wordpress.com/2009/11/24/%e2%80%9cpreparatevi-le-valigie-e-a-tridente-societa-23-11-09/#comments</comments>
		<pubDate>Tue, 24 Nov 2009 00:44:19 +0000</pubDate>
		<dc:creator>sindacalmente</dc:creator>
				<category><![CDATA[Società, cultura, laicità]]></category>

		<guid isPermaLink="false">http://sindacalmente.wordpress.com/?p=943</guid>
		<description><![CDATA[“Preparatevi le valigie e andatevene  all’estero…” questo il titolo dell’intervista  dell’impresario bolognese Guidalberto Guidi, presidente dell’Anie, apparsa su “Affari e Finanza” di “Repubblica” di lunedì 23, che invita i giovani italiani tra i 16 e i 34 anni ad andare &#8230; <a href="http://sindacalmente.wordpress.com/2009/11/24/%e2%80%9cpreparatevi-le-valigie-e-a-tridente-societa-23-11-09/">Leggi l'articolo completo <span class="meta-nav">&#8594;</span></a><img alt="" border="0" src="http://stats.wordpress.com/b.gif?host=sindacalmente.wordpress.com&amp;blog=7166380&amp;post=943&amp;subd=sindacalmente&amp;ref=&amp;feed=1" width="1" height="1" />]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p style="text-align:justify;"><span style="color:#0000ff;">“Preparatevi le valigie e andatevene  all’estero…” questo il titolo dell’intervista  dell’impresario bolognese Guidalberto Guidi, presidente dell’Anie, apparsa su “Affari e Finanza” di “Repubblica” di lunedì 23, che invita i giovani italiani tra i 16 e i 34 anni ad andare a cercarsi lavoro fuori dall’Italia.</span></p>
<p style="text-align:justify;"><span style="color:#0000ff;">La drammaticità descritta da Guidi circa le possibilità occupazionali per le giovani generazioni che si affacciano sul mercato del lavoro in Italia, affogata nella crisi di questi mesi, è, in altra parte del giornale, corredata da cifre che non danno speranza alcuna per la l’occupazione giovanile. L’Italia è un paese dove non si vedono possibilità di crescita del settore manifatturiero nel prossimo futuro, di centinaia di fabbriche che chiudono, con cali di fatturato del 30 per cento ma anche punte che raggiungono il 70, e  un desolante panorama di disoccupazione complessiva ormai al 7,4 per cento.</span></p>
<p style="text-align:justify;"><span style="color:#0000ff;">Altri dati indicano che la disoccupazione giovanile è salita in pochi mesi dal 18 al 25%, con un saldo di oltre 100 mila nuovi disoccupati nei primi mesi del 2009. E non migliore si presenta la situazione  per i giovani attualmente occupati, dove il rischio di licenziamento è quello di un giovane su quattro!</span></p>
<p style="text-align:justify;"><span style="color:#0000ff;">La crescente sofferenza del mercato del lavoro in Italia si evidenzia anche dai grafici e confronti con gli altri paesi, rendendo difficile anche le possibilità di ripresa che, per bene che vada, non riporterà certo la situazione al passato.</span></p>
<p style="text-align:justify;"><span style="color:#0000ff;">Non migliore la situazione per chi, dopo aver lavorato in modo precario, con temporanee disoccupazioni, e a tempo determinato, entrerà in contratti di lavoro a tempo indeterminato. Le pensioni subiranno decurtazioni pesanti, anche del 50 per cento degli attuali livelli, naturalmente a seconda dell’età di uscita dal lavoro.</span></p>
<p style="text-align:justify;"><span style="color:#0000ff;">E questo governo, e i ministri a ciò delegati dell’economia e lavoro, non garantiscono nulla circa eventuali e tempestivi provvedimenti volti ad alleviare la situazione. Un governo preso com’è dalla preoccupazione di proteggere il premier Berlusconi dalle  cause penali e civili, con leggi che stravolgono ogni regola di legalità e civile responsabilità politica, non avrà alcune capacità e volontà di tutelare gli interessi dei giovani in un paese in sonnolenza e in declino.</span></p>
<p style="text-align:justify;"><span style="color:#0000ff;">Tutto perso e finito, dunque? Rassegnarsi e partire? Forse. Per chi scrive però è anche l’ora di riprendere a lottare. Di muoversi e manifestare contro rassegnazione e inevitabilità del declino economico e sociale del nostro paese. Non è infatti sufficiente consolarsi al ricordo delle grandi lotte operaie e studentesche di quarant’anni fa. Sono tempi difficili, è certo. Ma anche allora, nel passato e nel  dopoguerra, non erano tempi facili.</span></p>
<br />Pubblicato in: Società, cultura, laicità  <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/gocomments/sindacalmente.wordpress.com/943/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/comments/sindacalmente.wordpress.com/943/" /></a> <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/godelicious/sindacalmente.wordpress.com/943/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/delicious/sindacalmente.wordpress.com/943/" /></a> <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/gofacebook/sindacalmente.wordpress.com/943/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/facebook/sindacalmente.wordpress.com/943/" /></a> <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/gotwitter/sindacalmente.wordpress.com/943/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/twitter/sindacalmente.wordpress.com/943/" /></a> <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/gostumble/sindacalmente.wordpress.com/943/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/stumble/sindacalmente.wordpress.com/943/" /></a> <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/godigg/sindacalmente.wordpress.com/943/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/digg/sindacalmente.wordpress.com/943/" /></a> <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/goreddit/sindacalmente.wordpress.com/943/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/reddit/sindacalmente.wordpress.com/943/" /></a> <img alt="" border="0" src="http://stats.wordpress.com/b.gif?host=sindacalmente.wordpress.com&amp;blog=7166380&amp;post=943&amp;subd=sindacalmente&amp;ref=&amp;feed=1" width="1" height="1" />]]></content:encoded>
			<wfw:commentRss>http://sindacalmente.wordpress.com/2009/11/24/%e2%80%9cpreparatevi-le-valigie-e-a-tridente-societa-23-11-09/feed/</wfw:commentRss>
		<slash:comments>1</slash:comments>
	
		<media:content url="" medium="image">
			<media:title type="html">toni ferigo</media:title>
		</media:content>
	</item>
		<item>
		<title>Che tempi:confronto a distanza tra i tre segretari metalmeccanici torinesi &#8211; redazione 23-11-09</title>
		<link>http://sindacalmente.wordpress.com/2009/11/23/che-tempiconfronto-a-distanza-tra-i-tre-segretari-metalmeccanici-torinesi-redazione-23-11-09/</link>
		<comments>http://sindacalmente.wordpress.com/2009/11/23/che-tempiconfronto-a-distanza-tra-i-tre-segretari-metalmeccanici-torinesi-redazione-23-11-09/#comments</comments>
		<pubDate>Mon, 23 Nov 2009 09:50:54 +0000</pubDate>
		<dc:creator>sindacalmente</dc:creator>
				<category><![CDATA[sindacato & economia]]></category>

		<guid isPermaLink="false">http://sindacalmente.wordpress.com/?p=938</guid>
		<description><![CDATA[Che tempi! Negli anni ’60 si cantava in molti cortei unitari “..che tempi, contessa“ ma i riferimenti erano ben altri “..anche l’operaio che vuol il figlio dottore…”. E’ dura constatare che i tre principali sindacati metalmeccanici torinesi, la Fim, la &#8230; <a href="http://sindacalmente.wordpress.com/2009/11/23/che-tempiconfronto-a-distanza-tra-i-tre-segretari-metalmeccanici-torinesi-redazione-23-11-09/">Leggi l'articolo completo <span class="meta-nav">&#8594;</span></a><img alt="" border="0" src="http://stats.wordpress.com/b.gif?host=sindacalmente.wordpress.com&amp;blog=7166380&amp;post=938&amp;subd=sindacalmente&amp;ref=&amp;feed=1" width="1" height="1" />]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Che tempi! Negli anni ’60 si cantava in molti cortei unitari <em>“..che tempi, contessa“</em> ma i riferimenti erano ben altri <em>“..anche l’operaio che vuol il figlio dottore…”.</em> E’ dura constatare che i tre principali sindacati metalmeccanici torinesi, la Fim, la Fiom e la Uilm, procedano senza apparenti tentennamenti nella scelta di organizzazione  “ognuno per sé” in quanto profonda è la diffidenza reciproca dei gruppi dirigenti sindacali ai vari livelli, tanto da coinvolgere in questo modo d’essere la gran parte delle strutture aziendali, le RSU.</p>
<p>E’ insolito dover prendere atto dell’impossibilità di promuovere, di questi tempi, un confronto “faccia a faccia” tra i tre segretari provinciali. Per un motivo o per l’altro, Claudio Chiarle (Fim), Giorgio Airaudo (Fiom) e Maurizio Peverati (Uilm) ritengono che, per ora, non esistano le condizioni e l’utilità di promuovere una simile iniziativa con le RSU. Forse più avanti, Chissà…</p>
<p>In questo contesto abbiamo proposto ai tre segretari metalmeccanici un confronto  “a distanza” ponendo loro due gruppi di domande ( otto in totale) sul contratto nazionale sul quale si è determinata la rottura. La loro risposta è stata affermativa e di ciò Li ringraziamo con l’augurio che questo primo passo ne preluda altri per riprendere un minimo di unità d’azione, a partire dalla priorità di definire norme unitarie per la consultazione delle RSU e dei lavoratori.</p>
<p>Unità d’azione più che necessaria anche per l’incalzare della “ripresa economica senza occupazione” che meglio sarebbe chiamarla con il vero nome “ crisi produttiva e di consumi con taglio dell’occupazione”. Emblematici i tagli occupazionali all’Assystem di Beinasco ( taglio di 98 su 128 in organico) il 30% sono laureati; poi il caso Eutelia Agile (Torino ed Ivrea) dove gli ex- lavoratori dell’Olivetti da tre mesi non percepiscono stipendio e si va verso la chiusura; poi la Saturno di Grugliasco, dove 250 lavoratori dell’indotto auto continuano a produrre senza ricevere il salario; poi la Schneider Electric ( multinazionale) con 40 dipendenti in Cig su 200; la Rostan di Rivoli di 80 dipendenti,  con la chiusura di uno dei due stabilimenti ( taglio di 30  lavoratori). Citiamo alcuni dei tanti casi di questo difficile autunno sul quale incombe il piano industriale Fiat per l’Italia del quale sono state anticipate notizie allarmanti di taglio all’occupazione e del  ridimensionamento degli stabilimenti.</p>
<p>Abbiamo posto otto domande sulle <strong>questioni</strong> che hanno fatto esplodere i rapporti unitari prima con la presentazione di due piattaforme alla Federmeccanica, poi con l’accordo stipulato da Fim e Uilm, infine con la scelta di indire il referendum per i soli iscritti (Federazioni Nazionali della Fim e Uilm ) e per tutti i lavoratori (Fiom Nazionale).</p>
<p><strong> </strong><strong>1 &#8211; La scelta strategica che ha diviso la categoria</strong></p>
<p>Il CCNL dei metalmeccanici firmato unitariamente nel 2008, con durata quadriennale, scadeva a dicembre del 2011. A dicembre 2009 scadeva solamente il biennio economico, pertanto era previsto l’aggiornamento dei minimi contrattuali per il secondo biennio 2010-2011. La Fiom ha scelto di mantenere in vita il contratto nazionale fino alla scadenza prevista, la Fim e la Uilm hanno optato invece per la disdetta e l’anticipazione di una piattaforma regolata dalle nuove norme dell’accordo interconfederale dell’aprile 2009, non sottoscritto dalla Cgil.</p>
<p><strong><em>Prima domanda. </em></strong><em>Se il contratto dei metalmeccanici avesse seguito il suo iter naturale ( scadenza a fine 2011) quale sarebbe stata la richiesta salariale da formulare per il biennio 2009-2011 seguendo i criteri del CCNL del 2008 ». Vi saremo grati se indicherete qualche esempio per il valore del punto da applicare al tasso d’inflazione previsto e/o da conguagliare. Per quanto abbiamo letto al riguardo ci sono state  significative differenze. E’ così? </em></p>
<p><strong>Risposta 1 di Claudio Chiarle</strong>. In base all’accordo del 1993 avremmo dovuto chiedere per il biennio 2010-2011, il differenziale tra inflazione programmata e reale di: 6 mesi del 2007 + 2008 + 2009 (previsione che sia l’0,7%) che da un recupero di differenziale di 0,40% a cui va aggiunta l’inflazione programmata del 2010-11 (1,5+1,5).</p>
<p>L’aumento da richiedere con l’Accordo 1993 era pertanto:(0,40+1,7+1,5) x 18,82 (valore punto) = <strong>67,75 € </strong>nel biennio. Con il nuovo indice (IPCA) nel biennio 2010-11: (1,8+2,2) x18,82= <strong>75,30 € </strong>nel bienno.</p>
<p>Nel rinnovo contrattuale del 2008 avevamo chiesto oltre ai <em>4 punti di inflazione</em> anche <em>2,67 punti</em> derivanti dalla situazione congiunturale del biennio (recupero verso i lavoratori di una quota parte del cuneo fiscale dato alle imprese) e dal fatto che le regole del ’93 non funzionavano più, con l’obiettivo di superarle con nuove regole. Cosa che abbiamo fatto con il nuovo indice IPCA, previsto dall’accordo interconfederale del 15/04/09, che comunque definisce un inflazione programmata per il 2009 del 1,8% (+0,3% rispetto alla programmata dal Governo), del 2,2% per il 2011 (+0,7 rispetto alla programmata dal Governo) e del 1,9% per il 2012 (+0,4 rispetto alla programmata dal Governo)  superiore alla programmazione del Governo. </p>
<p>In base all’accordo del 15 aprile del 2009 sulla Riforma del Modello Contrattuale la richiesta di <strong>113 €</strong> nasce dall’inflazione definita dall’indice IPCA (Indice Previsionale Prezzi al Consumo Armonizzato)  </p>
<p>Con IPCA nel triennio 2010-12: (1,8+2,2+1,9) x 18,82= <strong>111€,</strong>  la richiesta è stata di  113 € perché anziché 5,9 avevamo arrotondato a 6% nel triennio</p>
<p>Con Accordo ’93 nel triennio: (1,5+1,5+15) x 18,82= <strong>84,69 €</strong></p>
<p>Tabella riepilogativa:</p>
<table border="1" cellspacing="0" cellpadding="0" align="left">
<tbody>
<tr>
<td width="55" valign="top">anno</td>
<td width="96" valign="top">Inflazioneprogrammata</td>
<td width="74" valign="top">Inflazionereale</td>
<td width="48" valign="top">IPCA</td>
<td width="130" valign="top">DifferenzaIPCA / Infl. Prog.</td>
</tr>
<tr>
<td width="55" valign="top">2007</td>
<td width="96" valign="top">2,0</td>
<td width="74" valign="top">1,7</td>
<td width="48" valign="top"> </td>
<td width="130" valign="top"> </td>
</tr>
<tr>
<td width="55" valign="top">2008</td>
<td width="96" valign="top">1,7</td>
<td width="74" valign="top">3,2</td>
<td width="48" valign="top"> </td>
<td width="130" valign="top"> </td>
</tr>
<tr>
<td width="55" valign="top">2009</td>
<td width="96" valign="top">1,5</td>
<td width="74" valign="top">0,7  (1)</td>
<td width="48" valign="top"> </td>
<td width="130" valign="top"> </td>
</tr>
<tr>
<td width="55" valign="top">2010</td>
<td width="96" valign="top">1,5</td>
<td width="74" valign="top"> </td>
<td width="48" valign="top">1,8</td>
<td width="130" valign="top">+0,3</td>
</tr>
<tr>
<td width="55" valign="top">2011</td>
<td width="96" valign="top">1,5</td>
<td width="74" valign="top"> </td>
<td width="48" valign="top">2,2</td>
<td width="130" valign="top">+0,7</td>
</tr>
<tr>
<td width="55" valign="top">2012</td>
<td width="96" valign="top">1,5</td>
<td width="74" valign="top"> </td>
<td width="48" valign="top">1,9</td>
<td width="130" valign="top">+0,4</td>
</tr>
</tbody>
</table>
<p>(1)                             Per i primi nove mesi</p>
<p>Come si vede l’indice IPCA è sempre favorevole, a maggior ragione in una situazione di Inflazione bassa</p>
<p><strong> </strong><strong>Risposta 1 di Giorgio Airaudo. </strong>La richiesta salariale che la Fiom ha presentato  è di <strong>130,00 €</strong> per il 5° livello per il biennio 2010 – 2011 ed è stata calcolata utilizzando il valore punto di 18,82 € (definito nel CCNL 2008 per il rinnovo del biennio economico 2010-2011) applicato all&#8217;<span style="text-decoration:underline;">inflazione attesa</span> nei due anni, <strong><em>più una somma per l’accresciuta produttività e l&#8217;andamento del settore</em></strong>. Seguendo cioè l’interpretazione dell’accordo interconfederale del 1993 che abbiamo acquisito unitariamente nei contratti 2006 e 2008.</p>
<p>L&#8217;accordo firmato solo da Fim e Uilm  riconosce, calcolato  nel biennio, <strong>68,00 € al 5° livello</strong> (che è una significativa differenza).</p>
<p><strong>Risposta 1 di Maurizio Peverati., </strong>Se non avessimo deciso la disdetta anticipata del Contratto Nazionale la richiesta di aggiornamento per il secondo biennio 2010-11 sarebbe stata calcolata con il tasso dell’inflazione programmata (1.3%) e del valore punto ( 18.70 euro) definito alla stipula del rinnovo del gennaio 2008. Con le nuove regole l’inflazione preventivata per lo stesso periodo è maggiore di 0.5 (1.8%) ed il valore punto è rimasto quello storico, cioè 18.70 euro. Per la precisione due-tre decimi in meno.</p>
<p><strong> </strong><strong><em>Seconda domanda. </em></strong><em>L’accordo interconfederale di aprile 2009 contiene una clausola che obbligava alla disdetta anticipata del CCNL dei metalmeccanici? Se sì, qual’è?<strong> </strong></em></p>
<p><strong>Risposta 2 di Claudio Chiarle. </strong>Il primo e il secondo comma del punto 6.2 danno la facoltà di rinnovare in base alle nuove regole.</p>
<p><strong>Risposta 2 di Giorgio Airaudo. </strong>Ci sono clausole che prevedono il rinnovo dei contratti in scadenza dopo l&#8217;accordo interconfederale con le nuove modalità ma non la disdetta degli accordi in essere. In ogni caso noi non riconosciamo l’accordo interconfederale firmato da Cisl  Uil e Confindustria e ci battiamo per un nuovo accordo generale unitario da riconquistare.</p>
<p><strong>Risposta 2 di Maurizio Peverati. </strong>Non eravamo obbligati alla disdetta anticipata, lo abbiamo fatto perché era conveniente per quanto sopraddetto.</p>
<p><strong> </strong><strong><em>Terza domanda. </em></strong><em>Qual’è la norma del C.C.N.L. 2008 che consente la disdetta anticipata per iniziativa di una parte dei sindacati (dei lavoratori) firmatari? Anche al riguardo esistono differenti valutazioni.</em></p>
<p><em> </em><strong>Risposta 3 di Claudio Chiarle</strong>. L’art. 2 della sezione terza, del CCNL 2008, regola la decorrenza e durata facendo riferimento alle procedure dell’Accordo del ’93. Si fa quindi riferimento proprio alle regole che l’Accordo Interconfederale del 15 aprile 2009 ha modificato da qui la necessità di disdettare prima della scadenza prevista da un Accordo Interconfederale superato, non essendoci nel CCNL una regola che lo vieta è quindi possibile.</p>
<p><strong>Risposta 3 di Giorgio Airaudo. </strong>Non esiste nessuna norma nel vigente CCNL che consenta la disdetta anticipata su iniziativa solo di una parte dei contraenti. Infatti Federmeccanica non ha disdetto il Contratto ma ha preso atto della disdetta di Fim e Uilm. Il CCNL 2008 fissa anzi la decorrenza, la durata, la  procedura di rinnovo a scadenza e valore punto da utilizzare. Nel diritto civilista italiano che regola anche i contratti di lavoro e prevista la disdetta anticipata di un contratto con scadenza definita solo se tutte le parti contraenti la richiedono e non è questo il caso visto che per noi, che siamo una delle parti in causa  è in vigore il ccnl 2008/ 2011. Su questo  ci stiamo apprestando ad agire anche legalmente.</p>
<p><strong> </strong><strong>Risposta 3 di Maurizio Peverati. </strong>Il Contratto Nazionale esplicita la regola per la disdetta alla scadenza naturale, facendo obbligo di presentarla tre mesi prima. Nulla è detto per l’eventuale disdetta anticipata per la quale valgono le norme del codice civile.</p>
<p><strong> </strong><strong><em>Quarta domanda . </em></strong><em>Quali sono le nuove norme del CCNL rinnovato che avranno una significativa incidenza già nel biennio 20010-2011?</em></p>
<p><strong>Risposta 4 di Claudio Chiarle. </strong>Per punti indico<strong>:</strong></p>
<ul>
<li>il salario, con l’aumento che partirà dal 1° mese di decorrenza del CCNL</li>
<li>l’elemento perequativo per chi non fa contrattazione aziendale o almeno sino a concorrenza</li>
<li>l’organismo bilaterale nazionale</li>
<li>le linee guida sulla contrattazione di secondo livello</li>
<li>il fondo di sostegno al reddito</li>
<li>il referente sindacale in azienda per la formazione</li>
<li>i moduli didattici per i lavoratori migranti</li>
<li>la nuova disciplina sul lavoro a tempo determinato</li>
<li>Il Rappresentante dei lavoratori per la sicurezza e l’ambiente</li>
<li>Il diritto allo studio</li>
</ul>
<p><strong> </strong><strong>Risposta 4 di Giorgio Airaudo. </strong>Quattro sono gli effetti negativi, li indico per punti<strong>:</strong></p>
<ul>
<li>Il primo effetto negativo è la perdita salariale per i lavoratori;</li>
<li>il secondo è la distruzione dei rapporti unitari e della unità d’azione sindacale;</li>
<li>il terzo effetto è che dal primo gennaio 2010 i lavoratori neo assunti potrebbero avere il nuovo contratto nella lettera di assunzione, con la dubbia legittimità visto la presenza per la legge italiana di un altro contratto in vigore almeno sino a tutto il 2011;</li>
<li>quarto la contrattazione aziendale è di fatto sospesa perché le regole per la contrattazione di secondo livello saranno definite da una commissione entro il 2010. Anche per queste ragioni noi ci sentiamo liberi da ogni procedura e vincolo sulla contrattazione aziendale se non ciò che decideremo con i lavoratori e le lavoratrici in assemblea.</li>
</ul>
<p>Infine va segnalato che, non casualmente e tenendo conto anche della diffida presentata dalla Fiom, Federmeccanica ha preteso che alcune modifiche normative (part-time, reperibilità, ambiente, enti bilaterali, previdenza complementare, regole contrattuali) siano affidate a commissioni di studio oppure efficaci solo dopo il 31 dicembre 2011(data di scadenza del CCNL 2008 in vigore) seguendo i suggerimenti del proprio Ufficio legale. Va inoltre fatto notare che vi sono alcune sentenze che riconoscono che l’ultrattività prevista nei CCNL dei metalmeccanici almeno dal 1999 in poi, consente di mantenere vivo<em> il contratto, </em>se tutte le parti non lo rinnovano, anche oltre la scadenza fissata.</p>
<p><strong>Risposta 4 di Maurizio Peverati. </strong>Ho già detto della convenienza per la parte salariale riguardante i minimi contrattuali nazionali, aggiungo la novità della garanzia di una cifra già definita per quelle aziende che non realizzeranno la contrattazione di secondo livello. A breve tempo opereranno commissioni, gruppi di studio ed organismi bilaterali con il compito di presentare entro date già definite il risultato della loro attività. Le innovazioni normative che riguardano il fondo di sostegno al reddito, l’incremento contributivo per il fondo della pensione integrativa, andranno in vigore dal 2012, per evitare eventuali contenziosi legali promossi da chi, come la Fiom, sostiene che le norme del precedente contratto (2008-11) sarebbero valide fino a dicembre 2011.</p>
<p><strong> </strong><strong>2 &#8211; Assemblee e referendum: il problema che  aggrava  la divisione. </strong></p>
<p>Fin dal 15 maggio 2008, i Direttivi Unitari delle tre Confederazioni hanno approvato un documento sulle nuove linee della contrattazione che conteneva anche i criteri per regolare la democrazia sindacale in base alla rappresentatività delle diverse OO.SS. Dichiarazioni successive dei segretari confederali e della categoria hanno confermato che le OO.SS per poter sottoscrivere un accordo che sia riconosciuto ed  estendibile a tutti i lavoratori (erga omnes) debbono rappresentare la maggioranza dei lavoratori interessati (50% +1). La rappresentatività di un sindacato si può misurare &#8211; come già avviene per il comparto pubblico fin dal 1998 &#8211; prendendo a riferimento il numero delle tessere ed il consenso elettorale conseguito dalle RSU, e poi operando la media delle due percentuali.</p>
<p>Nel settore privato queste norme sono nella testa di tutti ma non sono state  definite e sottoscritte.</p>
<p><strong><em>Quinta domanda .  </em></strong><em>Valgono anche per voi? Se sì perché? Se no, perché? Cosa si potrebbe fare a Torino?</em></p>
<p><strong>Risposta 5 di Claudio Chiarle. </strong>Certificare la rappresentanza con dei criteri che possono essere quante RSU hanno le singole Organizzazione Sindacali, quanti iscritti è un criterio che ha un senso; forse non l’unico ma questo non può prevedere il diritto di veto di un organizzazione su altre. Un sistema simile significa però andare oltre la confederalità di cgil-cisl e uil che andrebbe recuperata.</p>
<p>L’Accordo Interconfederale del ’93 regola le modalità di consultazione per gli accordi aziendali nulla dice per quelli nazionali di categoria  o confederali.</p>
<p>A Torino stante le posizioni della Fiom che ha respinto in modo irridente la nostra proposta di consultazione dei lavoratori con due urne separate (per iscritti dei sindacati firmatari da un lato e tutto il resto dall’altra) non credo sia possibile fare nulla almeno in questa fase.</p>
<p>Un’intesa si raggiunge se ogni parte fa un passo, la FIM di Torino un passo rispetto alla FIM Nazionale l’ha fatto, la Fiom ha irriso (la foglia di fico!!) ogni altra intesa non è possibile.</p>
<p>Ricordo che nel 1999 consultammo, unitariamente, prima gli iscritti a Fim-Fiom-Uilm, per farci dare il mandato a chiudere il CCNL e poi tutti gli altri lavoratori per approvarlo. Quindi la proposta FIM di Torino ha un illustre riferimento unitario.</p>
<p><strong> </strong><strong>Risposta 5 di Giorgio Airaudo. </strong>Le norme utilizzate nel lavoro pubblico sono un esempio di come si può misurare in modo oggettivo la rappresentanza. Tra i metalmeccanici non si sono mai tradotte in regola perché come è noto avrebbero assegnato la maggioranza assoluta alla Fiom-Cgil nella categoria  e questa obiezione e stata sollevata comprensibilmente da Cisl-Fim e Uil-Uilm.</p>
<p>Serve a mio avviso  una legge sulla rappresentanza sindacale e sul diritto di voto esigibile su piattaforme e accordi perchè nella categoria le disponibilità teorica a definire regole è troppo spesso disattesa dalla pratica concreta, come nel caso di questo accordo sul Ccnl dove insieme all’applicazione del modello confederale si è distrutto il metodo democratico di consultazione che i metalmeccanici avevano ricostruito, come antidoto alla pratica degli accordi separati imposti da Federmeccanica.</p>
<p>A Torino si sarebbe potuto votare o per decisione di Fim Fiom Uilm o attraverso  le Rsu: noi l’abbiamo proposto e la risposta della doppia urna (nei pochi posti in cui si sta realizzando) svilisce la democrazia.</p>
<p><strong> </strong><strong>Risposta 5 di Maurizio Peverati. </strong>Sì, non vediamo criteri migliori.</p>
<p><strong> </strong><strong><em>Sesta domanda.</em></strong><em> Premesso che nella storia torinese  è stata  prevalente la scelta di indire le assemblee senza “saltare” i delegati, ora RSU. Non ritenete indispensabile che prima di presentarsi alle assemblee dei lavoratori ci sia un pronunciamento, anche  a maggioranza delle RSU, convocate unitariamente per azienda o a livello territoriale?  Se si perché? Se no, perché?</em></p>
<p><strong> </strong><strong>Risposta 6 di Claudio Chiarle. </strong>Nei rinnovi dei CCNL non sono mai stati consultate prima le RSU, se ci si riferisce alla disciplina dell’Accordo ’93 (la regola vale solo per gli accordi aziendali). Se invece significa grandi assemblee delle RSU per approvare il CCNL, anche quest’anno è stata fatta da FIM e UILM. Nei contratti in cui anche la Fiom firmò ci si era “inventati” l’assemblea dei 500 a livello nazionale.</p>
<p><strong>Risposta 6 di Giorgio Airaudo. </strong>Il pronunciamento delle RSU è sicuramente utile anche per portare uno o più orientamenti alle assemblee ma non può sostituire il voto di tutti i lavoratori e le lavoratrici e poi  comporta il fatto che la Rsu si riunisca, discuta e valuti liberamente il merito anche autonomamente dalle organizzazioni sindacali. Oggi non e così: le Rsu in diverse aziende a partire da Mirafiori non si riuniscono se non quando lo concordano le OO.SS. Siamo a pratiche che ricordano le Commissioni  interne più che i consigli di fabbrica .</p>
<p><strong> </strong><strong>Risposta 6 di Maurizio Peverati. </strong>Prima di rispondere voglio fare una premessa riassumendo quanto è successo dal 1982 – anno dello scioglimento della Flm &#8211; ad oggi. Per oltre dieci anni non si rinnovarono più i Consigli dei delegati. Nel 1993 &#8211; anno del protocollo Ciampi per la contrattazione e concertazione – le Confederazioni definirono anche le regole per eleggere le Rappresentanze Sindacali Unitarie (RSU) in sostituzione delle RSA e dei delegati eletti per gruppo omogeneo di produzione. La Fim, la Fiom e la Uilm nazionali integrarono il Protocollo Confederale per l’elezione delle RSU con il Patto di Solidarietà e le procedure per la convocazione delle Assemblee ( 7 ore per iniziativa delle Rsu e 3 ore per iniziativa delle OO.SS.). Oggi quelle norme hanno perso gran parte del loro valore e la responsabilità maggiore è della Fiom perché molte volte non le ha  rispettate quando si è trovata in minoranza nelle votazioni di questa o quella assemblea di RSU, rivendicando l’autonomia di distribuire propri volantini per raccontare del loro disaccordo. Le regole per la Fiom vanno bene solo se la stessa fa parte della maggioranza; diversamente si appella al giudizio dei lavoratori, al popolo sovrano. Per questo comportamento recidivo della Fiom, mi sento di affermare che le regole del 1993 purtroppo sono “ nate morte”.</p>
<p>Da tempo le Rsu non si riuniscono più unitariamente di propria iniziativa. Si ritrovano insieme solamente (tranne lodevoli eccezioni) quando la Direzione Aziendale le convocano, in genere per problemi occupazionali e per la gestione degli ammortizzatori sociali.</p>
<p>Con questa premessa -che mi rende disilluso per nuove norme- sarei comunque disponibile a riprovare un percorso perlomeno di unità d’azione se le tre organizzazioni esplicitassero, come pregiudiziale,  una norma di questo tono <em>“ il voto di maggioranza espresso dalle RSU in presenza di orientamenti diversi delle OO.SS impegna tutte le RSU al suo rispetto……; le RSU che si trovano in minoranza nella votazione possono richiedere che quanto da loro sostenuto sia sintetizzato e portato a conoscenza UNITAMENTE e UNITARIAMENTE al materiale divulgativo, alle relazioni unitarie della maggioranza che impegna TUTTI. Altre iniziative non sono compatibili per l’attività unitaria delle RSU”.</em>   In altre parole la Fiom per essere nuovamente credibile nei rapporti unitarie dovrebbe abbandonare una volta per sempre il comportamento di chi pensa di essere sempre maggioritaria e nel giusto.</p>
<p><strong><em>Settima domanda. </em></strong><em>La democrazia sindacale deve saper valorizzare il ruolo degli iscritti sia nella fase iniziale per predisporre una piattaforma, sia al momento di dare il mandato per la stretta finale. Sia nella valutazione finale. Se sì, perché? Se no, perché?</em></p>
<p><em> </em><strong>Risposta 7 di Claudio Chiarle. </strong>Il ruolo degli iscritti va riconosciuto anche a livello delle decisioni assunte in caso di accordi sindacali perché sono quelli che sostengono il sindacato, gli permettono di sopravvivere in autonomia dalle controparti.</p>
<p>Siccome la nostra è una democrazia rappresentativa: i lavoratori eleggono le RSU che li rappresentano per tre anni (con possibilità esistenti di chiuderne la revoca). In questo ambito, non in una democrazia assembleare o referendaria torna il tema di chi deve esprimersi in caso di CCNL o Accordi Interconfederali (ripeto gli accordi aziendali hanno già una regola).</p>
<p>Se il Contratto è, come è, erga omnes tutti devono esprimersi ma il parere va chiesto prima agli iscritti, se non si supera quell’esame è inutile proseguire.Questo non significa che il referendum sia la soluzione sempre e comunque, troppi referendum creano disaffezione e tolgono ruolo alle rsu.</p>
<p>Altra questione le assemblee, in un CCNL firmato da alcune OO.SS. e non da altre ognuno spiega nella sua assemblea ciò che ha fatto e poi i lavoratori scelgono tra le varie posizioni. Non è possibile il contradditorio tra un ipotesi di accordo (FIM-UILM) e una piattaforma ancora in fase di discussione (?) con la controparte, si rischia un dibattito a senso unico troppo “comodo” per chi non ha ottenuto nulla parlando degli altri senza parlare dei propri risultati.</p>
<p><strong>Risposta 7 di Giorgio Airaudo. </strong>Iscritti e delegati sono parte importante dei lavoratori che vogliamo rappresentare, devono partecipare pienamente alla vita delle organizzazioni sindacali ed hanno i propri congressi. Vi sono ampi spazi di crescita della partecipazione e della democratizzazione dei sindacati. Ma le piattaforme e gli accordi incidono sulle condizioni di vita e di lavoro di tutte le lavoratrici e i lavoratori, che devono potersi esprimere sempre e in modo vincolante.</p>
<p><strong>Risposta 7 di Maurizio Peverati. </strong>Sono d’accordo però vanno esplicitate le regole ed i tempi.</p>
<p><strong><em>Ottava domanda. </em></strong><em>Sul referendum per un contratto sottoscritto. Noi pensiamo che un referendum (per gli iscritti o per tutti i lavoratori, o per entrambi) non debba essere la semplice registrazione di un’opinione. Pertanto sarebbe indispensabile che il quesito posto non sia un semplice sì o no senza conseguenze. Dovrebbe essere un atto più impegnativo e responsabilizzante per chi vota. Si dovrebbero porre tre opzioni, quali ad esempio: <strong>sono d’accordo con l’intesa; sono contrario all’intesa e pertanto va respinta e con essa gli aumenti; sono critico con più punti dell’intesa ma ritengo vada accettata .</strong></em></p>
<p><em>Siete d’accordo, perché? Siete in disaccordo perché?</em></p>
<p><strong> </strong><strong>Risposta 8 di Claudio Chiarle.</strong> Sono d’accordo che la consultazione non sia senza conseguenze, la Fiom “ci gioca” su questo, tant’è che l’appello delle delegate e delegati Fiom all’assemblea di Bologna del 30/10 respingono il nuovo CCNL ma considerano l’aumento un anticipo da migliorare! Troppo comodo! E poi parlarono già così nel 2001 e nel 2003 e dove sono i risultati? Quindi in una consultazione ma anche Federmeccanica dovrebbe certificarlo se si boccia un ipotesi si boccia tutto e nulla deve essere erogato, nemmeno il salario. La Fiom e Federmeccanica dovrebbero dirlo chiaramente.</p>
<p><strong>Risposta 8 di Giorgio Airaudo.</strong> Il referendum dei lavoratori nella categoria non è mai stato vissuto come la semplice registrazione di un&#8217;opinione senza effetti e questo si comprende valutando la massiccia partecipazione alla discussione (solo a Torino nel 2008 coinvolgemmo 495 aziende metalmeccaniche con oltre 830 assemblee)  e il voto in Italia di centinaia di migliaia di lavoratori. I quesiti sono sempre negoziabili e definibili dai promotori ma non possono diventare un sondaggio: serve che i lavoratori e le lavoratrici siano responsabilizzati da una decisione che anche loro devono assumere. I tre quesiti proposti rischierebbero di far vivere il referendum come un sondaggio.</p>
<p><strong>Risposta 8 di Maurizio Peverati. </strong>Un referendum può essere indetto per accordi aziendali e nazionali rispettando quei criteri che giustificano l’utilizzo di tale strumento, quando ritenuto necessario. In primo luogo che ad indirlo siano le organizzazioni firmatarie di un accordo e  non già quelle che lo rifiutano. Il risultato dovrebbe essere vincolante se raggiunge il quorum (50% più uno) degli interessati all’erga omnes, di coloro a cui si dovrebbe applicare l’accordo posto a valutazione. Ciò vuol  dire che un’eventuale maggioranza di “NO” dovrebbe far decadere l’ipotesi di accordo sia per la parte normativa sia per quella salariale. Non mi sembra che la Fiom, oggi, invochi  un referendum di questo tipo.</p>
<p> La redazione di Sindacalmente</p>
<br />Pubblicato in: sindacato &amp; economia  <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/gocomments/sindacalmente.wordpress.com/938/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/comments/sindacalmente.wordpress.com/938/" /></a> <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/godelicious/sindacalmente.wordpress.com/938/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/delicious/sindacalmente.wordpress.com/938/" /></a> <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/gofacebook/sindacalmente.wordpress.com/938/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/facebook/sindacalmente.wordpress.com/938/" /></a> <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/gotwitter/sindacalmente.wordpress.com/938/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/twitter/sindacalmente.wordpress.com/938/" /></a> <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/gostumble/sindacalmente.wordpress.com/938/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/stumble/sindacalmente.wordpress.com/938/" /></a> <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/godigg/sindacalmente.wordpress.com/938/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/digg/sindacalmente.wordpress.com/938/" /></a> <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/goreddit/sindacalmente.wordpress.com/938/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/reddit/sindacalmente.wordpress.com/938/" /></a> <img alt="" border="0" src="http://stats.wordpress.com/b.gif?host=sindacalmente.wordpress.com&amp;blog=7166380&amp;post=938&amp;subd=sindacalmente&amp;ref=&amp;feed=1" width="1" height="1" />]]></content:encoded>
			<wfw:commentRss>http://sindacalmente.wordpress.com/2009/11/23/che-tempiconfronto-a-distanza-tra-i-tre-segretari-metalmeccanici-torinesi-redazione-23-11-09/feed/</wfw:commentRss>
		<slash:comments>0</slash:comments>
	
		<media:content url="" medium="image">
			<media:title type="html">toni ferigo</media:title>
		</media:content>
	</item>
		<item>
		<title>Convegno autunno 69: si ribellano gli operai</title>
		<link>http://sindacalmente.wordpress.com/2009/11/19/convegno-autunno-69-si-ribellano-gli-operai/</link>
		<comments>http://sindacalmente.wordpress.com/2009/11/19/convegno-autunno-69-si-ribellano-gli-operai/#comments</comments>
		<pubDate>Thu, 19 Nov 2009 10:52:17 +0000</pubDate>
		<dc:creator>sindacalmente</dc:creator>
				<category><![CDATA[Segnalazioni]]></category>

		<guid isPermaLink="false">http://sindacalmente.wordpress.com/?p=926</guid>
		<description><![CDATA[Il Convegno su « Autunno 69: si ribellano gli operai, nascono i consigli» è stato promosso da coloro che hanno ricostruito la storia  torinese dei Comitati Unitari di Base (CUB) raccogliendola in un interessante libro l’esperienze di 25 militanti che &#8230; <a href="http://sindacalmente.wordpress.com/2009/11/19/convegno-autunno-69-si-ribellano-gli-operai/">Leggi l'articolo completo <span class="meta-nav">&#8594;</span></a><img alt="" border="0" src="http://stats.wordpress.com/b.gif?host=sindacalmente.wordpress.com&amp;blog=7166380&amp;post=926&amp;subd=sindacalmente&amp;ref=&amp;feed=1" width="1" height="1" />]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Il Convegno su « Autunno 69: si ribellano gli operai, nascono i consigli» è stato promosso da coloro che hanno ricostruito la storia  torinese dei Comitati Unitari di Base (CUB) raccogliendola in un interessante libro l’esperienze di 25 militanti che allora, tra il 1969 ed il 1977, animarono con idee ed azioni le lotte di fabbrica e nella città perché credevano nella possibilità di costruire un nuovo mondo, e che questa fosse a portata di mano. I CUB nacquero a Milano prima di Avanguardia Operaia. A Torino l’esperienza si diffuse, anche in provincia, grazie all’impulso milanese e per la metodologia d’intervento del gruppo torinese studenti-operai operante nel Collettivo Lenin che poi confluì in Avanguardia Operaia.</p>
<p><strong>Al mattino con inizio alle 9.30 si inizierà con la r</strong>elazione introduttiva di Diego GIACHETTI, che ha coordinato il lavoro per ricostruire la memoria di quell’importante storia.</p>
<p>Seguiranno le comunicazioni di Pino FERRARIS, Renzo GIANOTTI, Gianni MARCHETTO, Marco SCAVINO, Alberto TRIDENTE.</p>
<p>La presentazione del libro sull’esperienza dei CUB a Torino sarà fatta da  Franco CALAMIDA, Bruno CANU.</p>
<p><strong> </strong><strong>Nel pomeriggio si aprirà il dibattito sui temi trattati al mattino. </strong></p>
<p><strong>Seguirà una tavola rotonda (ore 16) </strong>su: «Torino quarant&#8217;anni dopo: cosa è cambiato nella composizione di classe e nelle condizioni della lotta e dell&#8217;organizzazione dei lavoratori» alla quale parteciperanno : Giorgio AIRAUDO, Toni FERIGO, Fulvio PERINI, Marilde PROVERA</p>
<p>Alle 17,30 l’intervento conclusivo di Paolo FERRERO.</p>
<p><strong> </strong></p>
<p><strong>Torino, sabato 21 novembre 2009</strong></p>
<p><strong>c/o Centro d’incontro – Piazzale Umbria, 28/B &#8211; ore 9,30 – 17,30</strong></p>
<p><strong>(</strong>è in un caseggiato basso nel giardino davanti alla chiesa)</p>
<br />Pubblicato in: Segnalazioni  <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/gocomments/sindacalmente.wordpress.com/926/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/comments/sindacalmente.wordpress.com/926/" /></a> <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/godelicious/sindacalmente.wordpress.com/926/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/delicious/sindacalmente.wordpress.com/926/" /></a> <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/gofacebook/sindacalmente.wordpress.com/926/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/facebook/sindacalmente.wordpress.com/926/" /></a> <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/gotwitter/sindacalmente.wordpress.com/926/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/twitter/sindacalmente.wordpress.com/926/" /></a> <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/gostumble/sindacalmente.wordpress.com/926/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/stumble/sindacalmente.wordpress.com/926/" /></a> <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/godigg/sindacalmente.wordpress.com/926/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/digg/sindacalmente.wordpress.com/926/" /></a> <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/goreddit/sindacalmente.wordpress.com/926/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/reddit/sindacalmente.wordpress.com/926/" /></a> <img alt="" border="0" src="http://stats.wordpress.com/b.gif?host=sindacalmente.wordpress.com&amp;blog=7166380&amp;post=926&amp;subd=sindacalmente&amp;ref=&amp;feed=1" width="1" height="1" />]]></content:encoded>
			<wfw:commentRss>http://sindacalmente.wordpress.com/2009/11/19/convegno-autunno-69-si-ribellano-gli-operai/feed/</wfw:commentRss>
		<slash:comments>0</slash:comments>
	
		<media:content url="" medium="image">
			<media:title type="html">toni ferigo</media:title>
		</media:content>
	</item>
		<item>
		<title>Caso Battisti. A.Tridente</title>
		<link>http://sindacalmente.wordpress.com/2009/11/19/caso-battisti-a-tridente-2/</link>
		<comments>http://sindacalmente.wordpress.com/2009/11/19/caso-battisti-a-tridente-2/#comments</comments>
		<pubDate>Thu, 19 Nov 2009 10:38:31 +0000</pubDate>
		<dc:creator>sindacalmente</dc:creator>
				<category><![CDATA[Internazionale]]></category>

		<guid isPermaLink="false">http://sindacalmente.wordpress.com/?p=921</guid>
		<description><![CDATA[La “Legge Mitterand” non esiste e non vale neppure in Brasile Il Tribunale Supremo Federale brasiliano ha deciso di concedere l’estradizione di Battisti, condannato in contumacia per diversi omicidi, in Italia. L’errore di Tarso Genro, il ministro della giustizia brasiliano, &#8230; <a href="http://sindacalmente.wordpress.com/2009/11/19/caso-battisti-a-tridente-2/">Leggi l'articolo completo <span class="meta-nav">&#8594;</span></a><img alt="" border="0" src="http://stats.wordpress.com/b.gif?host=sindacalmente.wordpress.com&amp;blog=7166380&amp;post=921&amp;subd=sindacalmente&amp;ref=&amp;feed=1" width="1" height="1" />]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>La “Legge Mitterand” non esiste e non vale neppure in Brasile Il Tribunale Supremo Federale brasiliano ha deciso di concedere l’estradizione di Battisti, condannato in contumacia per diversi omicidi, in Italia. L’errore di Tarso Genro, il ministro della giustizia brasiliano, che aveva inguaiato il presidente Lula nel concedergli il diritto d’asilo politico, è stato finalmente corretto dalla sentenza del Tribunale e, salvo sorprese dell’ultima ora, l’estradizione dovrebbe essere sicura.</p>
<p>Le ampie corrispondenze dalla capitale federale del grande e amico paese sudamericano, hanno detto tutto ciò che vi era da dire su di una inesistente controversia giuridica. Ma non abbastanza sul fatto che la difesa del “perseguitato politico Battisti” era frutto, quanto meno, di una manifestazione di ingenuità del ministro Tarso Genro, avallata dal presidente Lula, per far percepire &#8211; seppure con gravi contraddizioni – un’analogia con precedenti comportamenti francesi, verso i quali non si voleva essere da meno per mere ragioni di prestigio.</p>
<p>Queste analogie, che avevano trovato ragion d’essere in una presunta ed inesistente “Legge Mitterand”, erano invece nulla più di talune arroganti attitudini francesi, cioè di quella parte che considera l’Italia un paese di serie B, dalle incerte garanzie giuridiche, proprie di un paese non rispettoso delle leggi e dei diritti politici dei propri cittadini. Di qui le frequenti concessioni di asilo politico da parte francese ad altri ricercati e condannati per gravi fatti di sangue dalla giustizia italiana. E, come per Battisiti, seguiva la pervicace negazione alla estradizione.</p>
<p>La stessa sospetta fuga di Battisti dal carcere francese, e il successivo illegale ingresso in Brasile, inducevano a pensare che ancora, seppure sotto altra forma, più discreta e meno palese, questo atteggiamento non fosse cambiato. Ora, più nessuna ragione giuridica dovrebbe impedire che Battisti paghi i suoi debiti con la giustizia italiana. Giustizia lenta ed a volte farraginosa, certo ma che mantiene in situazioni politiche non facili, una sua forte autonomia, anche nei confronti di quel mondo politico che non tace la volontà a volerla subordinare.</p>
<p><em>Alberto Tridente</em></p>
<br />Pubblicato in: Internazionale  <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/gocomments/sindacalmente.wordpress.com/921/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/comments/sindacalmente.wordpress.com/921/" /></a> <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/godelicious/sindacalmente.wordpress.com/921/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/delicious/sindacalmente.wordpress.com/921/" /></a> <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/gofacebook/sindacalmente.wordpress.com/921/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/facebook/sindacalmente.wordpress.com/921/" /></a> <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/gotwitter/sindacalmente.wordpress.com/921/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/twitter/sindacalmente.wordpress.com/921/" /></a> <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/gostumble/sindacalmente.wordpress.com/921/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/stumble/sindacalmente.wordpress.com/921/" /></a> <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/godigg/sindacalmente.wordpress.com/921/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/digg/sindacalmente.wordpress.com/921/" /></a> <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/goreddit/sindacalmente.wordpress.com/921/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/reddit/sindacalmente.wordpress.com/921/" /></a> <img alt="" border="0" src="http://stats.wordpress.com/b.gif?host=sindacalmente.wordpress.com&amp;blog=7166380&amp;post=921&amp;subd=sindacalmente&amp;ref=&amp;feed=1" width="1" height="1" />]]></content:encoded>
			<wfw:commentRss>http://sindacalmente.wordpress.com/2009/11/19/caso-battisti-a-tridente-2/feed/</wfw:commentRss>
		<slash:comments>0</slash:comments>
	
		<media:content url="" medium="image">
			<media:title type="html">toni ferigo</media:title>
		</media:content>
	</item>
		<item>
		<title>Africa e Sud America:importante accordo SUD-SUD: A.Tridente</title>
		<link>http://sindacalmente.wordpress.com/2009/11/18/africa-e-sud-americaimportante-accordo-sud-sud-a-tridente/</link>
		<comments>http://sindacalmente.wordpress.com/2009/11/18/africa-e-sud-americaimportante-accordo-sud-sud-a-tridente/#comments</comments>
		<pubDate>Wed, 18 Nov 2009 11:34:30 +0000</pubDate>
		<dc:creator>sindacalmente</dc:creator>
				<category><![CDATA[1]]></category>
		<category><![CDATA[Internazionale]]></category>

		<guid isPermaLink="false">http://sindacalmente.wordpress.com/?p=917</guid>
		<description><![CDATA[Africa Le rimesse dei lavoratori migranti africani nel mondo hanno raggiunto lo scorso anno i 40 miliardi di dollari! Tale enorme somma di denaro si riversa sul più povero continente del pianeta grazie al lavoro e ai sacrifici di milioni &#8230; <a href="http://sindacalmente.wordpress.com/2009/11/18/africa-e-sud-americaimportante-accordo-sud-sud-a-tridente/">Leggi l'articolo completo <span class="meta-nav">&#8594;</span></a><img alt="" border="0" src="http://stats.wordpress.com/b.gif?host=sindacalmente.wordpress.com&amp;blog=7166380&amp;post=917&amp;subd=sindacalmente&amp;ref=&amp;feed=1" width="1" height="1" />]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Africa</p>
<p>Le rimesse dei lavoratori migranti africani nel mondo hanno raggiunto lo scorso anno i 40 miliardi di dollari! Tale enorme somma di denaro si riversa sul più povero continente del pianeta grazie al lavoro e ai sacrifici di milioni di lavoratori emigrati in cerca di lavoro all’estero. Il tema è stato oggetto  di studio da parte della Fao, l’organismo dell’Onu per l’Agricoltura, nel corso di un forum realizzato nell’ottobre di quest’anno a Tunisi.</p>
<p>Pedro Vasconcelos, l’economista e relatore della Fao in quel forum, osservava che la cifra era sempre stata considerata di molto inferiore, anche dalle stesse banche africane, in quanto il trasferimento del denaro avviene per canali non ufficiali. Aggiungendo, “l’impatto del trasferimento è colossale, ma, anche, sottoutilizzato”.</p>
<p> Infatti, nel segnalare che la maggior parte delle risorse trasferite nei paesi di origine servono principalmente al soddisfacimento di bisogni primari come alimentazione, casa, salute ed educazione, indicava una possibile destinazione di queste (da 5 a 10 miliardi di dollari) al risparmio, al microcredito, e a investimenti strutturali”.</p>
<p>E’ dunque possibile pensare possibili strategie di auto sviluppo africano, offerte da tali ingenti risorse e alla disponibilità di programmi di sviluppo  solidale  Sud – Sud, dopo la decisione dell’UNASUR, la Unione degli Stati Sudamericani di collaborare in questa direzione? La risposta potrebbe essere semplice e, in parte,  frutto di superficiale ottimismo se il Sinodo dei vescovi africani, tenutosi nello stesso mese di ottobre a Roma, non fosse intervenuto a denunciare con forza in una dura requisitoria, la corruzione dei governi e delle istituzioni africane, l’autoritarismo accompagnato da tribalismo, vecchie magagne che frenano lo sviluppo, e nei confronti delle quali la debolezza della stessa Chiesa cattolica non è in grado di arginare.</p>
<p>L’invocazione a una migliore formazione dei preti, per testimoniare la fede in concreto nei confronti di quanto ancora persiste di eredità del colonialismo e del pensiero unico dell’Occidente, per opporre alla corruzione dei dirigenti politici che si arricchiscono accordando vantaggi alle multinazionali, ai commercianti di armi ai signori della guerra, ritardando così la ricerca in loco “dell’Africa sub sahariana, le ragioni e le soluzioni per il rinascimento dell’uomo nero”, è la con conclusione dell’appello conclusivo del Sinodo</p>
<p>Ma anche  l’assalto degli asiatici e arabi alla terra africana ritardano lo sviluppo. Indiani, cinesi, coreani, sauditi, kuwaitiani affittano milioni di ettari coltivabili in Africa per produrre ed esportare alimenti, biocarburanti, olio di palma, semi di soia, mais.</p>
<p>Dal ciclo dello sfruttamento delle materie prime, i cui prezzi si sono sempre decisi nelle piazze commerciali dei paesi consumatori e non alla fonte, si è passati, aggravandone le condizioni e rendendo difficile più difficile la realizzazione dell’obiettivo di quella “sovranità alimentare”, base decisiva e necessaria per la lotta allo sfruttamento, a produzioni agro industriali non finalizzate alla lotta alla fame e all’auto sviluppo agricolo dell’Africa.</p>
<p>Tuttavia, qualcosa sta cambiando, e i cambiamenti non sono tutti di segno negativo. L’Africa si sta svegliando, e quanto accaduto nel mese di ottobre di quest’anno offrono minime ma fondate  speranze di un definitivo risveglio africano.</p>
<p>Alberto Tridente</p>
<br />Pubblicato in: 1, Internazionale  <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/gocomments/sindacalmente.wordpress.com/917/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/comments/sindacalmente.wordpress.com/917/" /></a> <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/godelicious/sindacalmente.wordpress.com/917/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/delicious/sindacalmente.wordpress.com/917/" /></a> <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/gofacebook/sindacalmente.wordpress.com/917/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/facebook/sindacalmente.wordpress.com/917/" /></a> <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/gotwitter/sindacalmente.wordpress.com/917/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/twitter/sindacalmente.wordpress.com/917/" /></a> <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/gostumble/sindacalmente.wordpress.com/917/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/stumble/sindacalmente.wordpress.com/917/" /></a> <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/godigg/sindacalmente.wordpress.com/917/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/digg/sindacalmente.wordpress.com/917/" /></a> <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/goreddit/sindacalmente.wordpress.com/917/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/reddit/sindacalmente.wordpress.com/917/" /></a> <img alt="" border="0" src="http://stats.wordpress.com/b.gif?host=sindacalmente.wordpress.com&amp;blog=7166380&amp;post=917&amp;subd=sindacalmente&amp;ref=&amp;feed=1" width="1" height="1" />]]></content:encoded>
			<wfw:commentRss>http://sindacalmente.wordpress.com/2009/11/18/africa-e-sud-americaimportante-accordo-sud-sud-a-tridente/feed/</wfw:commentRss>
		<slash:comments>0</slash:comments>
	
		<media:content url="" medium="image">
			<media:title type="html">toni ferigo</media:title>
		</media:content>
	</item>
		<item>
		<title>Riforma sanitaria: il dibattito nella sinistra USA</title>
		<link>http://sindacalmente.wordpress.com/2009/11/18/riforma-sanitaria-il-dibattito-nella-sinistra-usa/</link>
		<comments>http://sindacalmente.wordpress.com/2009/11/18/riforma-sanitaria-il-dibattito-nella-sinistra-usa/#comments</comments>
		<pubDate>Wed, 18 Nov 2009 11:17:26 +0000</pubDate>
		<dc:creator>sindacalmente</dc:creator>
				<category><![CDATA[Internazionale]]></category>

		<guid isPermaLink="false">http://sindacalmente.wordpress.com/?p=913</guid>
		<description><![CDATA[Riforma sanitaria: il dibattito nella sinistra americana. A cura di T.F Riportiamo un articolo  che ben illustra lo stato della discussione nella sinistra USA sulla riforma sanitaria recentemente approvata dalla camera USA. Nelle prossime settimane pubblicheremo altri interventi con posizioni &#8230; <a href="http://sindacalmente.wordpress.com/2009/11/18/riforma-sanitaria-il-dibattito-nella-sinistra-usa/">Leggi l'articolo completo <span class="meta-nav">&#8594;</span></a><img alt="" border="0" src="http://stats.wordpress.com/b.gif?host=sindacalmente.wordpress.com&amp;blog=7166380&amp;post=913&amp;subd=sindacalmente&amp;ref=&amp;feed=1" width="1" height="1" />]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><strong>Riforma sanitaria: il dibattito nella sinistra americana. A cura di T.F</strong></p>
<p><em>Riportiamo un articolo  che ben illustra lo stato della discussione nella sinistra USA sulla riforma sanitaria recentemente approvata dalla camera USA. Nelle prossime settimane pubblicheremo altri interventi con posizioni diverse . </em></p>
<p>Marcia Angell è tra i maggiori e rispettati esperti di assistenza sanitaria degli USA. E con buone ragioni. Laureata in patologia e medicina interna, insegnante alla Università di Harvard. Autrice di numerosi saggi e pubblicazioni.</p>
<p>Angell è una ben nota sostenitrice di un sistema di assistenza sanitaria “ single-payer” (VEDI NOTA*). Se dipendesse da lei la riforma sarebbe semplice. Espandere il Medicare ( vedi nota *) a tutti.</p>
<p>Questa non è , naturalmente, il tipo di riforma approvata dalla camera dei deputati a stretta maggioranza (  5 voti ). Se andrà tutto bene questa sarà la versione finale. Ma non è del tutto certo.</p>
<p>Angell è molto critica sul testo approvato e scrive:</p>
<p><em>“ E’ questa legge meglio di niente ? Non credo. Semplicemente inietta più denaro in un sistema che non funziona apportando solo piccoli aggiustamenti marginali e aumentando, per contro, il ruolo centrale delle assicurazioni. Il pericolo è che se i costi continuano ad aumentare e la copertura più ristretta, la gente penserà che la riforma non funziona. Ma il problema è che non si è davvero tentato di fare una riforma. Sarebbe meglio lasciar perdere adesso. Non fare nulla e tentare di nuovo più avanti e farlo bene “.</em></p>
<p>Anche io sono un sostenitore del “ single-payer” da sempre. Se si potesse fare quello che propone Angell sarei entusiasta. Il problema è che non si può fare.</p>
<p>Criticare la composizione del Senato USA dove il piccolo Stato del Nord Dakota ha lo stesso numero di rappresentanti della California . Criticare il potere delle lobby dell’industria farmaceutica che virtualmente controllano larghe parti del congresso. Criticare l’opinione pubblica che rimane ostinatamente scettica di ogni intervento pubblico anche se fornisce programmi come il Medicare. O criticare qualcun altro non cambia lo stato delle cose. I numeri nel congresso semplicemente non sono sufficienti per avere qualcosa di simile al sistema “single payer”.</p>
<p>Per Angell e altre persone di sinistra questa è la ragione per affossare l’intero sforzo. Ma che cosa serve ? L’effetto immediato sarebbe indebolire Obama e i suoi alleati nel congresso dando un impressione di impotenza , di non essere in grado di far passare leggi importanti. Il partito democratico perderebbe seggi nelle elezioni di metà mandato e , probabilmente, soffrire perdite ancor maggiori due anni dopo ( elezioni presidenziali ). Non mi sembra una buona ricetta per un rilancio progressista.</p>
<p>Forse Angell e chi concorda con lei, pensano che questo sarebbe un fallimento costruttivo , che infine una frustrazione crescente nei confronti del nostro sistema di assistenza permetterà il varo di una riforma meno ambigua. Forse. Ma è una scelta molto pericolosa. Abbiamo detto la stessa cosa quando il progetto di Clinton fallì. Inoltre la piega che ha preso la discussione pubblica sulla riforma  ultimamente è assai brutta  , prendendo la  direzione opposta , sfavorevole,in poco tempo. Certo i critici possono legittimamente sostenere che la riforma  oggi sul tavolo è più o meno quella proposta a Clinton dall’ala non estremista dei repubblicani. Lasciamola quindi cadere, dicono.</p>
<p>Ma cosa può succedere nel frattempo ? Secondo i dati forniti dal congresso la riforma approvata darebbe a 36 milioni di persone un’assicurazione sanitaria riducendo il numero di coloro che non la posseggono oggi di due/terzi. Molti costretti a usare farmaci potrebbero ora avere una copertura per il loro acquisto al pari dei dipendenti delle grandi imprese. L’assicurazione non sarà sempre così generosa come dovrebbe essere ma il Governo può intervenire ponendo dei limiti e stabilendo un pacchetto minimo garantito di servizi e prestazioni.</p>
<p>Ricerche e studi, che di sicuro Angell conosce, ci dicono che decine di migliaia di persone muoiono o vanno in bancarotta ogni anno perchè non possono pagare le spese sanitarie( medicinali e ricoveri). E sono molto di più coloro che ne soffrono.</p>
<p>La Legge non pone fine a questa situazione ma la ridurrebbe, in modo significativo, certamente più di qualche “ periferico miglioramento” come sostengono i critici.</p>
<p>La Legge inoltre permette di fare diverse altre importanti cose. Dalla creazione di un piano pubblico al varo di progetti pilota per cominciare a cambiare il modo di funzionamento del sistema di assistenza medica e impedire una crescita troppo alta e rapida dei prezzi dei medicinali.</p>
<p>Ripeto. La Legge è lontana dall&#8217;essere perfetta. Ma in USA non si approvano Leggi perfette ma solo perfettibili. Sta a noi avere le capacità di migliorarle nel futuro prossimo.</p>
<p> Capitò così con altri provvedimenti. Può avvenire anche con la Legge sulla riforma sanitaria. Ma solo se facciamo qualche cosa piuttosto che niente.</p>
<p>&nbsp;</p>
<p>J. Cole  ( La nuova Repubblica )</p>
<ul>
<li><em>*a single-payer plan</em>”, un assicuratore unico, pubblico, sul modello canadese.<br />
Questa prospettiva peraltro era chiaramente auspicata dai sostenitori di Obama. Gerald W. McEntee, preSident della federazione dei pubblici dipendenti (<em>American Federation of State, County and Municipal Employees</em>, 1 milione e 600 mila iscritti), aveva dichiarato al riguardo che l’assicurazione pubblica, oltre a rappresentare un competitore nei confronti del mercato assicurativo privato, avrebbe costituito l’infrastruttura per un futuro “<em>single-payer system</em>”.</li>
<li> Il <em>New National Health Plan</em> avrebbe dovuto essere modellato come Medicare (il programma assicurativo pubblico a favore degli anziani), nelle intenzioni dei suoi promotori. Come Medicare avrebbe dovuto remunerare medici e ospedali con tariffe inferiori a quelle del settore privato.</li>
</ul>
<p>&nbsp;</p>
<p>*</p>
<p>&nbsp;</p>
<br />Pubblicato in: Internazionale  <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/gocomments/sindacalmente.wordpress.com/913/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/comments/sindacalmente.wordpress.com/913/" /></a> <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/godelicious/sindacalmente.wordpress.com/913/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/delicious/sindacalmente.wordpress.com/913/" /></a> <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/gofacebook/sindacalmente.wordpress.com/913/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/facebook/sindacalmente.wordpress.com/913/" /></a> <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/gotwitter/sindacalmente.wordpress.com/913/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/twitter/sindacalmente.wordpress.com/913/" /></a> <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/gostumble/sindacalmente.wordpress.com/913/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/stumble/sindacalmente.wordpress.com/913/" /></a> <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/godigg/sindacalmente.wordpress.com/913/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/digg/sindacalmente.wordpress.com/913/" /></a> <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/goreddit/sindacalmente.wordpress.com/913/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/reddit/sindacalmente.wordpress.com/913/" /></a> <img alt="" border="0" src="http://stats.wordpress.com/b.gif?host=sindacalmente.wordpress.com&amp;blog=7166380&amp;post=913&amp;subd=sindacalmente&amp;ref=&amp;feed=1" width="1" height="1" />]]></content:encoded>
			<wfw:commentRss>http://sindacalmente.wordpress.com/2009/11/18/riforma-sanitaria-il-dibattito-nella-sinistra-usa/feed/</wfw:commentRss>
		<slash:comments>0</slash:comments>
	
		<media:content url="" medium="image">
			<media:title type="html">toni ferigo</media:title>
		</media:content>
	</item>
	</channel>
</rss>
